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La cava abbandonata ci appare all’improvviso, appena svoltato un tornante lungo la strada di montagna che si inerpica per la valle.
Anche se abbandonata da più di venti anni, le sue strutture sono ancora maestose, imponenti, e sembrano arrampicarsi sul pendio della stretta vallata. Avvicinandosi, camminando lungo la strada tutta la visuale si riempie del rosso dell’intonaco delle vecchie mura e della ruggine delle passerelle che collegano i diversi corpi degli edifici.

La miniera non è però un mostro che fa paura, ma un qualcosa di affascinante: la natura sta pian piano riconquistando i suoi spazi e i vetri delle finestre rotte riflettono tutto intorno i raggi di luce del sole. Fissato alla vecchia portineria è ancora presente un’immagine religiosa rimasta intonsa, quasi a proteggere il relitto dietro di essa.

Questa zona ospitava in passato molte miniere, quasi tutte per l’estrazione del ferro. Questa cava abbandonata sfruttava invece importanti vene di argento, già a partire dal XV secolo. L’attività di estrazione dell’argento proseguì per molti anni ma l’assenza di investimenti sui macchinari e le tecniche di estrazione portarono alla chiusura della miniera nel 1904.

La rinascita si ebbe dal 1935, quando una nuova società interessata all’ estrazione della fluorite entrò in possesso della concessione e avviò un importante ammodernamento dei macchinari, tanto che nel 1939 si ricavavano circa tremila tonnellate all’anno di fluorite, la più grande estrazione in Italia.
La domanda di materiale era altissima, molte commesse arrivarono direttamente del Governo degli Stati Uniti d’America e la miniera assicurò lavoro e sicurezza economica a tutti gli abitanti dell’area circostante. Il periodo di gloria non fu così lungo e già negli anni ’70, in concomitanza con la diminuzione della domanda, cominciarono diversi passaggi di proprietà e alcuni lavoratori furono messi in cassa integrazione. L’attività di escavazione procedette per qualche tempo ancora, tra interruzioni e riprese, fino alla chiusura definitiva nel 1999. Da allora la cava è abbandonata.

Il fascino delle strutture esterne è conservato anche al suo interno, dove la ruggine sta consumando tutti i macchinari di lavorazione del minerale grezzo che erano stati lasciati come se la miniera avesse dovuto rientrare in funzione il giorno dopo. Tuttavia, la stessa ruggine sta consumando anche tutte le strutture interne, scale, camminamenti, solette, minando di conseguenza la stabilità degli edifici.

Già alcuni anni fa, al tempo della nostra esplorazione, solo alcuni locali erano ancora visitabili senza rischiare di precipitare nel vuoto e anche questi da esplorare con estrema attenzione. Questa miniera rimane, quindi, un bel mostro di archeologia industriale da ammirare, ma ormai solo dall’esterno.

L’obiettivo dell’esplorazione è toccare il fondo e la cima, toccare… per vedere se la porta si apre.

Noi di Ascosi Lasciti, con l’esplorazione urbana, ci spingiamo in luoghi talvolta pericolosi, per poterli raccontare. Come sempre, raccomandiamo di NON VISITARLI, ma di seguirci solo attraverso i nostri reportage.

Se questa cava abbandonata ha stuzzicato la vostra curiosità, ecco una lista di fabbriche e industrie abbandonate. Altrimenti perché non esplorare virtualmente i luoghi abbandonati della Lombardia?

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