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Cosa ci fanno alcuni magnifici convogli abbandonati in una fitta boscaglia incolta e in edifici cosparsi di asbesto?

Per scoprire la storia di questa ferrovia chiusa facciamo subito un passo indietro nel tempo.

Era il 1912 e nella periferia di una importante città lombarda venne costruito un grande deposito, utilizzato anche come officina, per le vetture in uso di alcune importanti linee di trasporto. Fino al 1952 il complesso fu impiegato occasionalmente, ma dal secondo dopoguerra ricevette numerose vetture provenienti dalle linee interurbane progressivamente dismesse, tra cui, ad esempio, i bloccati serie 800. Con le progressive chiusure di linee tranviarie a favore delle più importanti metro e del potenziamento del sistema stradale per gli spostamenti automobilistici, nel 1982 il complesso si attestò il capolinea della tranvia. Da più di dieci anni tutto è stato chiuso e abbandonato, dopo che il servizio fu definitivamente sospeso per la conversione della linea in metrotranvia e la sua ricollocazione lungo un’arteria più periferica.

Nonostante alcuni tram siano stati trasferiti in altri depositi, ivi giacciono 50 vetture ad alto valore storico, depredate, vandalizzate e graffitate. Tant’è che dal 2017 i beni culturali hanno obbligato il comune alla messa in sicurezza dell’area, anche per l’ingente quantità di amianto, presente soprattutto nel “casotto di smistamento”. Ogni ipotesi di recupero o demolizione del sito è vincolata dall’approvazione del Ministero dei Beni Culturali.

Ecco quindi che nella fitta boscaglia antistante, già si presentano i primi convogli depredati. Percorrendo i binari di questa ferrovia chiusa che si intravedono ancora oggi tra la vegetazione incolta, si giunge al capannone. Fuori, altre sette vetture a far la guardia al nucleo centrale: il deposito vero e proprio. Superati gli scaffali ricolmi di pezzi di ricambio numerati, si giunge alla meta: il padiglione principale, che custodisce l’incredibile tesoro storico, celato da pareti ricolme di amianto.

L’obiettivo dell’esplorazione è toccare il fondo e la cima, toccare… per vedere se la porta si apre.

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Se questa ferrovia chiusa ha stuzzicato la tua curiosità, ecco una lista di depositi abbandonati. Altrimenti perché non esplorare virtualmente i luoghi abbandonati della Lombardia?

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