Una storia davvero particolare quella di questo ospedale chiuso e abbandonato.

Ho compiuto questo lavoro tra il 2012 e il 2013 quando si riusciva ad accedere dalla spiaggia tra gli spazi devastati dall’incuria e dal tempo. Ma le vicende dell’Ospedale al Mare di Venezia (OAM) non perdono di attualità, sia per il momento drammatico che stiamo vivendo a causa della pandemia, sia perché da allora non è stato realizzato nessun intervento per il recupero del luogo, a parte una bonifica degli spazi esterni e la delimitazione per renderlo inaccessibile.

Le varie perlustrazioni mi hanno portato poi a voler rintracciare e intervistare alcune delle persone che vi avevano lavorato. Quasi tutte sono state felici di poter parlare della loro esperienza all’OAM e mi hanno trasmesso un forte senso di affezione e il valore che nella loro vita ha avuto l’aver condiviso un’esperienza fortemente comunitaria, di alto significato umano e professionale. Tutte le interviste sono raccolte nella pubblicazione che si può scaricare a questo link: Annazeta Fotoportal

Origini “nobili”. L’Ospedale, oggi chiuso e abbandonato, al Mare di Venezia ha le sue origini dall’Ospizio Marino sorto al Lido a metà Ottocento come stabilimento climatico balneare per bambini ‘scrofolosi’. Diventa l’Ospedale al Mare nel 1933 e il carattere benefico-profilattico viene integrato da funzioni curative specifiche. Nel tempo si amplia e arricchisce di nuovi reparti e padiglioni. Nel 1975 viene inaugurato il monoblocco.

Spesa pubblica ridotta. E’ proprio a partire da quegli anni che i tagli alla spesa sanitaria portano alla progressiva contrazione dell’Ospedale in favore di altre strutture sanitarie del territorio. Il 2 ottobre del 2003 sono trasferiti gli ultimi ricoverati, tra padiglioni oramai fatiscenti e la protesta della popolazione.

Finale non lieto. Il compendio di circa 40 mila metri quadrati, comprendente una chiesa e un teatro, viene venduto dall’Asl12 al Comune e da questo a una società privata, intanto l’ospedale viene chiuso e, con gli anni, abbandonato. Dopo anni di vari passaggi e proteste da parte della cittadinanza, si attende ora l’approvazione di una delibera (febbraio 2020) sul destino immobiliare dello storico complesso, destinato ad ospitare un albergo gestito dal Gruppo TH Resorts e un resort di livello internazionale gestito da Club Med, per un totale di 525 camere, con un investimento di 132 milioni di euro (9 dei quali in opere di urbanizzazione) interamente sostenuto dal Gruppo Cdp (Cassa depositi e prestiti).

Le palle da demolizione incombono. Sono previsti il disassemblamento del monoblocco (ex Padiglione Rossi), il mantenimento dei servizi sanitari oggi presenti e della piscina coperta nelle nuove strutture del complesso riqualificato. Il Teatro Marinoni e la chiesa, ubicati all’interno del complesso, saranno recuperati e destinati a funzioni pubbliche, la spiaggia antistante l’ex Ospedale sarà sistemata nel rispetto dei valori naturalistici sviluppatisi nel lungo periodo di abbandono. L’area di La Favorita, ex dopolavoro CRAL, sarà spazio verde per l’esercizio di attività sportive e di aggregazione sociale e restituita al libero uso dei cittadini.

Questo dice la delibera, poi si vedrà.

Anna Zemella

L’obiettivo dell’esplorazione è toccare il fondo e la cima, toccare… per vedere se la porta si apre.

Noi di Ascosi Lasciti, con l’esplorazione urbana, ci spingiamo in luoghi talvolta pericolosi, per poterli raccontare. Come sempre, raccomandiamo di NON VISITARLI, ma di seguirci solo attraverso i nostri reportage.

Se questo ospedale chiuso e abbandonato ha stuzzicato la vostra curiosità, ecco una ricca lista di strutture sanitarie abbandonate. Altrimenti perché non esplorare virtualmente i luoghi abbandonati in Italia?

Per un aggiornamento quotidiano sulle nostre attività, basta seguirci sulla nostra pagina Facebook oppure sbirciare tutte le nostre foto migliori su Instagram.

Rating: 5.0/5. Dai voti6.
Attendere....
Ascosi Lasciti on FacebookAscosi Lasciti on Instagram
Ascosi Lasciti
Ascosi Lasciti
Il progetto di Ascosi Lasciti nasce nel 2010, dall'occhio astuto di Alessandro Tesei (giornalista d'assalto e regista di reportage). Si sviluppa grazie alla maniacale cura di David Calloni (amministratore) e Cristiano La Mantia (responsabile social), per poi prendere la sua forma finale con SubwayLab. Il tema è l'abbandono di infrastrutture, trattato in tutti i suoi aspetti. La sua forza? Un team eterogeneo di esploratori, giornalisti e fotografi sparsi in tutto il mondo.

Lascia un Commento

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.