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Questa grande villa devastata è stata costruita fra il ‘700 e l’800 e circondata da un vasto parco e vigneti, ora ridotti a bosco incolto, era appartenuta ad un brillante professore di analisi matematica, uno dei maggiori analisti della prima metà del XX secolo.

Già professore in diverse università italiane, nel 1930 fu chiamato a Pisa con la speranza di risollevare le sorti della scuola Normale, compito che svolse in modo egregio. Fu socio dell’Accademia Nazionale dei Lincei, della Pontificia Accademia delle Scienze e di varie altre accademie ed istituzioni scientifiche italiane e straniere, che gli attribuirono diversi premi e vari riconoscimenti.

Dopo la morte, l’Università di Pisa gli intitolò l’Istituto di Matematica. La villa devastata era dapprima utilizzata durante i suoi periodi di riposo e dall’agosto del 1943 come dimora fissa a causa dei bombardamenti avvenuti alla sua casa principale a Pisa. Il professore fu inoltre uno dei 13 firmatari del Manifesto antifascista del filosofo Benedetto Croce e insieme ad altri personaggi locali, e proprio in questa villa fece sorgere il comitato locale dei C.L.N che poco dopo costituì la formazione partigiana sui monti pisani “Nevilio Casarosa” rilevatasi determinante per la vittoria e la liberazione contro i tedeschi. Dopo la sua morte la villa devastata fu abitata da una sua figlia che la abbandonò a fine degli anni ’90 per ignoti motivi.

La dimora è ormai in condizioni molto precarie, il secondo piano è completamente crollato e al primo piano sono accessibili soltanto alcune stanze. Al piano terreno rimangono ancora invece documenti appartenuti all’emerito professore e molti quadri probabilmente dipinti dalla figlia. Attualmente la proprietà risulta in vendita per più di 1 milione di euro, ma ormai la villa ha i mesi contati prima del crollo finale.

L’obiettivo dell’esplorazione è toccare il fondo e la cima, toccare… per vedere se la porta si apre.

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