Un ricovero militare abbandonato.

Se vai in Germania, e nello specifico a Berlino, e ami l’urbex, non puoi saltare certe tappe. Nemmeno se sei da solo. E nemmeno se hai solo un pomeriggio rimasto a tua disposizione. Ed una delle tappe immancabile è sicuramente l’ ospedale abbandonato di Beelitz. Arrivarci sembra facile. Online si trovano delle guide che ti spiegano esattamente come fare.

Ad esempio:
Per raggiungere Beelitz da Alexanderplatz:

Opzione 1: Prendere il treno RE7 direzione Dessau. Scendere a Michendorf. Prendere il treno RB33 direzione Jueteborg. Scendere a Beelitz. Tempo di percorso: circa un’ora.

Opzione 2: Recarsi alla stazione di Potsdam con il treno RE1. Prendere l’autobus 643 direzione Busendorf. Scendere a Beelitz Liebknechtpark.

Ma non fidatevi. In realtà è più complesso di quanto sembri, quindi muovetevi con largo anticipo.

Costruito tra fine ‘800 e inizi ‘900 come sanatorio per i malati di tubercolosi di Berlino, poi fu usato dall’URSS come ospedale militare. Fu abbandonato definitivamente nel 1994. Negli anni si sono susseguite varie proposte di riqualificazione totale, tutte senza esito. Solo alcune villette, un tempo adibite ad abitazioni private dei medici e dei funzionari, furono risistemate e utilizzate per altre attività. Altre strutture sono sede di una clinica riabilitativa e la stupenda sala macchine della ex centrale termica è gestita dall’Associazione Heiz-Kraft-Werk come museo. Mentre le ex scuderie ospitano il centro di tecnica antincendio e nel 2013 ha avuto luogo la mostra finale che la European Exchange Academy organizza invitando artisti visivi da tutto il mondo per un programma di residenze. Esiste anche un hotel con ristorante, il “Landgasthaus Gustav”, il tutto immerso nei boschi, tra i ruderi dei padiglioni ancora in abbandono.

L’intera area conta oltre 60 edifici. E al suo interno passarono personaggi importanti dell’epoca. Il più famoso fu senza dubbio Adolf Hitler, ricoverato nel 1916 a seguito del ferimento nella Battaglia delle Somme. Poi nel 1990 Erich Honecker, dismessosi da capo del governo della Repubblica Democratica, si nascose proprio il questo ricovero militare abbandonato.

L’esplorazione, soprattutto in solitaria (purtroppo ero da solo), non è semplice. Molti padiglioni sono sigillati e per trovare un pertugio bisogna perimetrarli con attenzione, il che richiede molto tempo. Alcune volte gli ingressi si trovano al primo piano, quindi bisogna anche arrampicarsi. L’interno delle strutture non sempre è sicuro, e molte parti sono crollate o stanno per farlo. Altre volte per accedere si deve passare dai sotterranei e cercare il collegamento tra un padiglione e l’altro in un dedalo di gallerie in cui è davvero facile perdersi, e me la sono vista brutta diverse volte. Per questo, consiglio di non andare assolutamente da soli.

Gli spazi del ricovero militare abbandonato sono enormi, e in mezzo alla devastazione operata dalla natura e dai vandali, compaiono delle piccole sorprese che gratificano l’esploratore: vecchi letti, oggetti medici, scritte e murales dei tempi della DDR, oltre alle maestose architetture interne che lasciano senza fiato. Impossibile visitare tutti gli edifici in un pomeriggio, come minimo il luogo necessita di una giornata intera.

Ma è un esplorazione unica, di un fascino incredibile, uno dei pochi luoghi abbandonati dove potrete respirare un pò di Unione Sovietica in piena Europa centrale.

L’obiettivo dell’esplorazione è toccare il fondo e la cima, toccare… per vedere se la porta si apre.

Noi di Ascosi Lasciti, con l’esplorazione urbana, ci spingiamo in luoghi talvolta pericolosi, per poterli raccontare. Come sempre, raccomandiamo di NON VISITARLI, ma di seguirci solo attraverso i nostri reportage.

Se questo ricovero militare abbandonato ha stuzzicato la vostra curiosità, ecco una lista di complessi sanitari abbandonati. Altrimenti perché non esplorare virtualmente i luoghi abbandonati della Germania?

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Alessandro Tesei
Alessandro Tesei
Fondatore ed admin di Ascosi Lasciti, creato per radunare alcuni tra i migliori esploratori urbani, da sempre innamorato dei luoghi dimenticati. Vincitore di numerosi premi internazionali in ambito documentaristico e reportaggistico. Si occupa essenzialmente di videomaking, fotografia e graphic design.

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