Tutto nacque da una chiacchierata in chat a proposito di ville e affreschi, per finire in: ma te lo conosci il castello di Bolignano? E io: che roba è il castello di Bolignano? Detto fatto, in meno di 72 ore (spostamenti in zona arancione docet) ero sotto la fatiscente fortificazione, una meravigliosa rocca abbandonata, come un lanzichenecco pronto all’assalto.

La Rocca abbandonata di Bolignano fu costruita nel XIV secolo come, fortificazione, per difendere Ancona dalla città di Osimo. Immersa nella vegetazione fa parte dei castelli del capoluogo Dorico costruiti a difesa del territorio. Si racconta che il mito delle ostilità tra le due città tragga l’origine da una battaglia cinquecentesca, ricordata come “La battaglia del porco”. Questi teneri animali a quei tempi erano merce preziosa e motivo di scaramucce tra confinanti.
Nei primi del novecento, Benedetto Barbalarga, osimano, si prese la briga di rileggere in chiave satirica gli antichi screzi tra i due municipi attraverso un celebre poemetto che si intitola “La battaja del porcu“. La ricostruzione della storia è fantasiosa, ma i personaggi che ne fanno da cornice sono realmente esistiti. Nel racconto la scintilla da cui parte la scaramuccia è appunto un solitario maiale di provenienza dorica, che verso il 1477 invase, pascolando, il territorio osimano e dall’involontario gesto del suino scaturì la dichiarazione di guerra e successiva battaglia.

Di vero e storicamente accertato c’è che il condottiero Boccolino da Guzzone, alla guida di 800 osimani, sconfisse l’esercito dei 4000 anconetani, uccidendone 200 e catturandone altrettanti come prigionieri. Ma soprattutto che il capitano Boccolino tornò ad Osimo vittorioso con lo stendardo anconetano in mano. Un’offesa gravissima rimasta impressa nelle menti delle generazioni future prima ancora che nella memoria dei tempi.
Ma torniamo al nostro luogo abbandonato, la rocca abbandonata.
Di proprietà della città-stato fino al XVI secolo, il luogo fu venduto a privati e utilizzato come residenza di campagna o di caccia.
Da fuori il luogo è molto bello, suggestivo con la giusta luce, ma purtroppo all’interno un po’ deludente (chi mi conosce sa che sono viziato con palazzi e castelli). C’è anche una piccola cappella.
Parti del castello sono state ricostruite o modificate nel corso dei secoli, ad esempio, originariamente aveva un ponte levatoio, ma successivamente è stato riprogettato in un ponte di pietra fisso.
La Rocca abbandonata fu in parte modificata nel sec. XVII per adattarla ad abitazione.
Nel maggio 1914 la Rocca di Bolignano venne dichiarata dal Ministero della Istruzione Pubblica bene d’ interesse storico-artistico.

Il tour si conclude in tempi molto celeri, dopotutto il castello non è immenso ed è spoglio di qualsiasi cosa. Infine ringrazio infinitamente Silvia per questa segnalazione e per la foto dall’alto, di seguito vi linko il suo account IG in modo, che se volete la potete seguire (è molto brava).

L’obiettivo dell’esplorazione è toccare il fondo e la cima, toccare… per vedere se la porta si apre.

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Francesco Coppari
Francesco Coppari
Nato nel 1986. Fotografo per passione dal 2007. Appassionato di fotoreportage, ha trovato nell’Urbex un altro modo di raccontare storie. Tra le altre cose si occupa di gestire il nostro affiatato Gruppo Facebook.

Entra nella discussione Un commento

  • Avatar Francesca ha detto:

    Aveva ragione Osimo, ovviamente (sono osimana…), ma caro le è costata quella vittoria su Ancona. Boccolino si montò la testa e da quel momento diventò insopportabile. Osimo lo disconobbe, riuscì a liberarsene con molta fatica e dopo varie traversie fu accolto a Firenze dai Medici. Tutto per un maiale che aveva sconfinato…

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