Domenica. Fuori non piove, ma il cielo grigio non lascia alcun dubbio…a breve ci sarà un bel po’ di acqua. Niente da fare, non riesco a restare a casa,. Ne approfitto per fare un’esplorazione che da tempo avevo in programma, allora chiamo Riccardo, un’amico che a volte mi accompagna nelle esplorazioni. Lui è libero. Appuntamento alle 15:00 e si va: il tempo sembra ancora clemente. Raggiungiamo un posto dove parcheggiare vicino al punto da esplorare. Il cuore batte all’impazzata. Ci addentriamo a piedi, siamo in una zona non accessibile con i mezzi.

Durante la camminata, Riccardo mi ricorda di quando da bambini ci si spostava in queste zone per curiosare, ma si veniva sempre respinti dal contadino locale e, per paura, si scappava a gambe levate. Adesso siamo adulti e vaccinati (nel vero senso della parola) e a lui non sembra vero di tornare in questo posto per esplorarlo. Arriviamo dalla stradina principale, comincia a piovere. Due edifici giacciono sul nostro percorso. Sulla destra, una piccola Scuola Elementare e, sulla sinistra, una piccola Chiesa. Qui, mi ricorda Riccardo, c’era un’insediamento di braccianti che lavoravano i campi e quindi era normale all’epoca un fatto: dove c’era un grosso terreno da coltivare c’erano anche le case dei contadini, con annessi una piccola chiesa e una scuola. Insomma, una piccola comunità indipendente. Decidiamo di visitare per prima la scuola: l’ingresso sembra sbarrato, ma basta girarvi intorno e l’accesso si apre davanti ai nostri occhi. La struttura è abitata da una colonia di piccioni. Il guano ricopre le scale di accesso e parte del primo piano. La struttura è vuota, purtroppo, ma conserva comunque un fascino particolare: la luce che entra da un’apertura tonda posta nel piano intermedio crea un veramente bell’effetto. Fuori piove forte sempre di più. Il ticchettio delle gocce ci fa prendere una decisione più in fretta: decidiamo subito di andare a vedere la piccola Chiesa.  Siamo fortunati perché poggiando la mano sulla porta, magicamente si apre! Davanti ai nostri occhi una bellissima, nella sua semplicità, dimora sacra di campagna, rimasta così come l’ultima funzione che è stata svolta al suo interno. Dalle vetrate entra una luce flebile che illumina l’altare, dove c’è un’immagine di Don Bosco e una statuina di Sant’Antonio da Padova. Su una sedia è stato lasciato un corporale ricamato (la tovaglietta che ricopre l’altare). Un quadro perfetto che rimane stampato nella mia testa anche sulla strada del ritorno.

L’obiettivo dell’esplorazione è toccare il fondo e la cima, toccare… per vedere se la porta si apre.

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Se questa chiesa di campagna ha stuzzicato la tua curiosità, ecco una lista di altri edifici religiosi abbandonati. Altrimenti perché non esplorare virtualmente i luoghi abbandonati del Lazio?

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Ascosi Lasciti Lazio: Filippo Masci

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Il progetto di Ascosi Lasciti nasce nel 2010, dall'occhio astuto di Alessandro Tesei (giornalista d'assalto e regista di reportage). Si sviluppa grazie alla maniacale cura di David Calloni (amministratore) e Cristiano La Mantia (responsabile social), per poi prendere la sua forma finale con SubwayLab. Il tema è l'abbandono di infrastrutture, trattato in tutti i suoi aspetti. La sua forza? Un team eterogeneo di esploratori, giornalisti e fotografi sparsi in tutto il mondo.

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