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Diga del Gleno: una vicenda tutta italiana

Articolo di Maggio 20, 2021Nessun commento
EVENTI LUOGHI ABBANDONATI - URBEX LOMBARDIA

Diga del Gleno? Partiamo da alcuni interessanti spunti storici sulla vicenda, per chi non la conoscesse.
Torniamo indietro nel tempo, precisamente al 1916, data in cui cominciò la costruzione a valle del Pian del Gleno (1500 m. slm), in val di Scalve, della diga che porta l’omonimo nome e la cui costruzione e gli eventi che seguirono sono costellati da diverse vicende non certo cristalline come l’acqua che veniva contenuta dalla grande opera lombarda.

Contenere l’acqua, per riversare liquidi nelle tasche degli imprenditori: lo scopo della diga era di produrre energia per le centrali elettriche di Bueggio e di Valbrona.
Nel 1917 venne autorizzata dal Ministero dei Lavori Pubblici la realizzazione di un invaso di 3.900.000 mq nella succitata ubicazione e nei mesi successivi la ditta Viganò di Triuggio, concessionaria per la costruzione dell’opera, notificò l’inizio dei lavori, pur non avendo ancora l’approvazione del Genio Civile.

Gli ostacoli e la linea del traguardo (o del baratro): dopo diverse proroghe arriviamo al 1919, quando venne presentato il progetto per la diga del Gleno, una diga a gravità. I primi guai cominciarono subito, nel 1920, con la prima segnalazione circa la bassa qualità dei materiali utilizzati per la costruzione: calcina al posto di cemento. Scattarono i “finti controlli”: i campioni di calce, raccolti durante un’ispezione, non vennero mai esaminati!

Altre ombre: nel 1921, venne approvato il progetto esecutivo (ma i lavori non si erano mai fermati prima dell’approvazione) e nel frattempo la Ditta Viganò aveva appaltato la realizzazione alla Ditta Villa & C.
Successivamente il Genio Civile, durante un sopralluogo al cantiere, constatò che il progetto originale per una diga a gravità era stato cambiato per una diga ad archi multipli, senza preavviso.
La cosa grave era che le arcate della parte centrale della diga non poggiavano sulla roccia ma su un tampone a gravità, precedentemente costruito.
Dopo la comunicazione alle autorità competenti, nel 1922, il Ministero dei Lavori Pubblici ingiunse alla sospensione dei lavori e l’immediata presentazione di nuovi progetti con la variante dei sostegni da gravità ad archi multipli. Ciononostante, i lavori proseguirono e la presentazione della variante venne presentata solo l’anno successivo.

L'(in)evitabile disastro: il 22 ottobre 1923, per le forti piogge, il bacino si riempì e cominciarono a presentarsi numerose perdite d’acqua dalla diga, specialmente nell’area dove le arcate poggiavano sul tampone.
Il 1° dicembre 1923 la diga cedette con la fuoriuscita di 6 milioni di mq di acqua che, nella sua corsa, percorrendo tutta la valle e colpendo i centri di Bueggio e Dezzo e Angolo e Darfo in Val Camonica, raggiungendo infine il lago d’Iseo, lasciando sul terreno circa 500 vittime (stime) ma le cifre ufficiali si fermano a 360.

Teorie del complotto(?). C’è poi un’altra versione dei fatti che prospetta un possibile attentato in quanto la diga avrebbe tolto ai pastori l’alpeggio destinato al pascolo degli animali (teoria non confermata).

La rievocazione storica oggi è possibile: la salita al Pian del Gleno, dove si trova ciò che resta della diga abbandonata è una bella escursione che parte da Pianezza e in circa un’ora (a seconda del proprio allenamento) permette di raggiungere senza difficoltà il luogo del disastro. La prima parte, in leggera salita segue la strada asfaltata che esce dal paese che diventa poi sterrata e penetra una zona boschiva. Si raggiunge quindi una condotta dell’acqua che sale ripida e il sentiero sale a zig zag fino all’ultimo tratto dove invece segue direttamente la condotta.
Arrivati in cima il sentiero prosegue in falsopiano lungo la costa della montagna con una splendida vista sulla valle sottostante.
Alcuni punti, soprattutto la parte terminale, sono scavati nella roccia e il panorama è davvero mozzafiato.
Mano a mano che ci si avvicina si comincia a vedere in lontananza lo spezzone della diga rimasta in piedi.
L’associazione culturale Ascosi Lasciti si occupa di accompagnare i curiosi alla scoperta di questo luogo incantevole, quanto tremendamente legato ad una vicenda di cronaca nera. Forti di un’esperienza ultradecennale nel campo dell’esplorazione urbana, gli accompagnatori vogliono trasportavi nell’atmosfera di quegli anni, attraverso non solo una camminata, che chiunque armato di buona pazienza potrebbe affrontare con poche difficoltà, ma una rievocazione storica, consigli pratici sull’esplorazione rurale e importanti spunti fotografici. Per partecipare è necessario tesserarsi qui e prenotarsi alla mail sotto-indicata.

Per ulteriori informazioni e per prenotarsi: associazioneascosilasciti@outlook.it
Tempo necessario alla salita: circa 1 ora
Dislivello: 283 metri
Sentieri: CAI 411

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