La miniera e la storia dell’isola.

La storia dell’isola d’Elba, che gli Etruschi chiamavano “L’isola dai mille fuochi” è legata a doppio filo a quella delle sue miniere. La sua storia mineraria è una delle più antiche che si ricordano. L’estrazione di varie tipologie di minerali ferrosi è conosciuta e praticata fin dai tempi degli Etruschi e sono ancora presenti vari forni fusori, riportati alla luce dai numerosi scavi archeologici. Ad oggi, venuto meno lo sfruttamento dei giacimenti, per quanto ancora non esauriti, la parte est dell’isola conserva strutture e vestigia arrugginite, abbandonate dopo anni di utilizzo.

Un delle particolarità degli isolani, che vivono principalmente di turismo, è stato quello di trasformare parte dei quell’ingombrante passato in una potente attrattiva. Non che l’isola ne abbia particolarmente bisogno, essendo un vero e proprio paradiso terrestre, con un mare cristallino e spiagge mozzafiato, che unite alla ghiotta gastronomia toscana permettono al visitatore di passare una vacanza da ricordare.

Gli elbani si sono dati da fare e hanno aggiunto alla loro già vasta offerta turistica un incredibile tour minerario. A partire da un museo con all’interno oggetti, macchinari e reperti che raccontano la storia di questa attività e dei suoi protagonisti: i minatori. Ma non solo, perchè una parte della Miniera del Ginevro, che è stata fino al 1981 una delle più grandi e produttive miniere di magnetite europee, è attualmente visitabile tramite un percorso in sicurezza e con una guida specializzata. La parte esterna, formata per lo più da gru e strutture metalliche in disfacimento a causa della salsedine e dell’esposizione ai venti del Tirreno non è praticabile, perchè pericolante e a rischio crollo. Infatti la visita si sviluppa nel sottosuolo, nelle gallerie, fino a 24 metri di profondità.

Ma noi che siamo stati lì insieme alla troupe di una trasmissione televisiva abbiamo avuto la possibilità di arrivare dove solo pochi fortunati sono giunti, ovvero al terzo livello della miniera, ben 54 metri sotto il livello del mare. A quella profondità si entra ufficialmente nel regno del fango e della ruggine, in una dimensione che ricorda alcuni incubi. L’umidità è altissima e nonostante il sistema della miniera sia ben areato, l’aria a tratti sembra non bastare. Muoversi con gli scarponi che sprofondano in due palmi di fango tra resti di rotaie e rocce, rende la visita lenta e faticosa. La vera particolarità è che le gallerie non sono state rimesse in ordine e in sicurezza per le visite turistiche, ma sono rimaste esattamente come nel momento della chiusura del 1981.

Troviamo carrelli, piccole locomotive, strani macchinari che forse servivano per l’estrazione, il tutto rigorosamente mangiato dalla ruggine. La guida in questi luoghi si rivela fondamentale, perchè muovendosi in ambienti enormi, labirintici e senza molti segni distintivi, ci si potrebbe perdere facilmente. E perdersi a -54, avendo come uniche luci le nostre torce, non sarebbe di sicuro un’esperienza simpatica.

Ma la cosa più hardcore di tutte è stata la risalita sugli angusti scalini bagnati!

L’obiettivo dell’esplorazione è toccare il fondo e la cima, toccare… per vedere se la porta si apre.

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Se questa miniera ha stuzzicato la tua curiosità, ecco una ricca lista di miniere abbandonate. Altrimenti perché non esplorare virtualmente i luoghi abbandonati della Toscana?

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Alessandro Tesei
Alessandro Tesei
Fondatore ed admin di Ascosi Lasciti, creato per radunare alcuni tra i migliori esploratori urbani, da sempre innamorato dei luoghi dimenticati. Vincitore di numerosi premi internazionali in ambito documentaristico e reportaggistico. Si occupa essenzialmente di videomaking, fotografia e graphic design.

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