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Posto nella zona semi centrale di una città arroccata in collina, il penitenziario abbandonato nonché ex carcere di S.A. possiede mura fortificate e finestre munite di spese sbarre ormai quasi del tutto arrugginite, ma ancora saldamente al loro posto. La sua lunga storia inizia nel primo decennio del X sec D.C. quando uno sparuto gruppo di monaci scelse la già fiorente città in cima alla collina come luogo per la costruzione di una piccola chiesa dedicata a sant’A. Nel tempo la chiesa fu più volte rimaneggiata e con il passare degli anni anche gli ordini religiosi che la custodivano si avvicendarono.

La svolta venne con l’avvento dei padri Teatini che iniziarono la costruzione di un monastero attorno alla chiesa. In una decina di anni gli industriosi monaci diedero forma a ad un complesso con circa 24 celle, una grande biblioteca, la portineria, un locale per il vestiario, una sala comune, cantine, un refettorio, una cucina e l’orto.
Una seconda svolta nella storia di questo luogo si ebbe alla fine del 1700, quando il monastero fu soppresso con un editto del direttorio esecutivo della Cisalpiana e si decise di destinare il luogo a “casa di forza”.
Anche in questo caso le opere di rimaneggiamento furono molte e di importante impatto e continuarono per tuta la vista del penitenziario abbandonato stesso.

Le mura furono alzare e rinforzate, si aggiunsero possenti sbarre a alle finestre, si crearono celle con doppie porte, guardiole, luoghi di lavoro e di ricreazione. Questa nuova struttura non progettata solamente in un ottica di contenimento dei carcerati e di quanti in attesa di giudizio, si diede anche molta importanza al benessere dei detenuti, sanificando le latrine, costruendo cisterne per l’acqua, migliorando l’areazione dei corridoi e delle celle, negli anni fu anche aggiunta una piccola sala cinematografica.

Il penitenziario abbandonato mantenne le sue funzioni fino agli al 1970 circa, periodo in cui fu definitivamente chiuso per la sopravvenuta inadeguatezza della struttura stessa.
Eppure questo edificio dalla vita così lunga e travagliata non è totalmente morto, una parte dei suoi spazi sono tutt’ora in uso ad una associazione locale che ne ha ricavato un bar ed un ristorante a che fortunatamente durante i lavori di sistemazione di alcuni locali ha rinvenuto importanti e ben conservati affreschi risalenti all’epoca dei padri Teatini.

L’obiettivo dell’esplorazione è toccare il fondo e la cima, toccare… per vedere se la porta si apre.

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