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Reggia abbandonata.

Ancora vigila sui campi deserti che si estendono verso i confini della bassa, là dove gli inverni sono ancora rigidi e le nebbie spadroneggiano anche nei giorni più caldi. Questo è il triste destino di una delle poche dimore padronali che dal ‘600 in poi hanno iniziato a dare lavoro e vita agli abitanti di queste fertili terre.

Questa reggia abbandonata, a metà tra la casa contadina e la dimora nobiliare, è il segno tangibile del passato agricolo del paese,e delle soddisfazioni anche economiche che dalla terra si potevano trarre.

In questo ambiente relativamente piccolo si possono ritrovare tutti i simboli dell’Italia rurale dei tempi che furono: una piccola chiesetta, un oratorio con campanile, colombaie e stanze per riporre gli attrezzi agricoli ed i frutti della terra, oltre che spazi per piccoli animali e poi ancora locali di servizio, lavatoi ed ampi camini, fino ad arrivare ai piani nobili, dove si apre una magnifica stanza riccamente affrescata in stile neoclassico. I colori sono ancora estremamente vividi nonostante le scene raffigurate sono strappate da lunghe crepe che corrono per le pareti. Questo affreschi sono ricchi ma non sontuosi, quasi a voler sottolineare la semplicità della vita contadina, fatta di piccoli piaceri e di duro lavoro. Questo mondo nel mondo avrebbe potuto sopravvivere e restare attivo fino ai nostri giorni, ma la terra è bassa e la vita del contadino comporta sacrifici e difficoltà che non tutti al giorno d’oggi sono disposti a sopportare.

Così lentamente i campi si sono spopolati, la vita si è spostata verso le città. Oggi non c’è più il caldo fuoco scoppiettante nel camino a rallegrare le sere, è finito il tempo delle lunghe sere invernali passate ad ascoltare le storie dei vecchi. La reggia abbandonata e la casa padronale non hanno più padroni, veglia sola e silenziosa tra le nebbie e la terra gelida. Il silenzio è caduto nelle stanze ormai da anni deserte, forse abitate solo dai fantasmi e dai ricordi di un tempo fatto di purezza e semplicità ormai perduto.

L’obiettivo dell’esplorazione è toccare il fondo e la cima, toccare… per vedere se la porta si apre.

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