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Meraviglia: un palazzo nobiliare abbandonato e il suo tesoro.

Caldo, il colore delle spighe d’oro, il canto delle cicale e noi.
Anche per le lucertole il sole scotta troppo, ma lo sentiamo nello stomaco che dobbiamo andare avanti, continuare il nostro cammino, come i grandi esploratori del passato non dobbiamo arrenderci.

Ed eccolo lì, maestoso e dimenticato. Dimenticato da tutti, anche dai piccioni e dai ragni che dalle fessure dei suoi muri e dalle toppe delle serrature se ne sono andati.
Porticina nascosta, incastrata dalle piante…siamo dentro.

 

 

La penombra cela ad occhi indiscreti lei, rossa fiammante, lucida come appena parcheggiata da un giovane burlone che si prende gioco della vecchia zia. Una Gilera Giubileo, una bella “signora” invecchiata bene.

Soffitti dipinti, lampadari luccicanti, intonaco scrostato, ogni stanza porta con se sorprese in questo palazzo nobiliare abbandonato. Tantissime porte celano lo sguardo a salotti e quadri.
Un collezionista attento e dedito al proprio gusto riempì la sua dimora di ogni opera che natura o mano umano avesse creato.

Si percepisce la sua voglia di circondarsi da ciò che lo rendeva vivo, da pennellate fugaci, da colori vivi. I dipinti ti osservano, silenziosi, smaniosi di essere guardati dopo tanti anni di attesa. Attesa di qualcuno che ancora si segga su quelle poltrone ormai polverose, che avranno ospitato artisti, intellettuali, eccentrici personaggi con in mano un bicchiere di brandy o di vino a scambiarsi chiacchiere col padrone di casa.

E così ci accomodiamo qualche istante anche noi sui velluti verdi.

Vetri colorati, marmi, sculture, pareti finemente dipinte… un atrio da sogno ci invita a percorrerlo, come l’avrà percorso la Signora di quella casa, affascinante e misteriosa con un’infinità di aneddoti da raccontare, ma silenziosa come un’antica quercia. Il suo ritratto ci osserva. Camminiamo cauti tra l’odore della polvere e i rumori nascosti di un mondo che non c’è più.

La luce verdazzurra ci accompagna, ci guida su per una scalinata maestosa, oltre una cancellata decorata, in ferro battuto, attorno a noi sculture e busti; davanti a noi il piano nobile ci attende.

Una piccola stanza; del salotto della misteriosa Signora rimangono solo una tappezzeria a fiori, un pianoforte… una rondine leggiadra solca il cielo dipinto finemente e riporta ricordi, qualche nota lontana e fantasmi tra la polvere.

Dolce malinconia ed entriamo nel grande salone. Broccati quadri, tanti colori; sotto i nostri piedi il parquet scricchiola e si muove cercando di richiamare la nostra attenzione, già rubata dalla grande aquila trionfante che ci osserva dal centro della volta celeste, fra nuvole candide. Balli, pettegolezzi e risate avranno riempito le serate del Padrone di casa in questa grande sala. Un grande camino decorato, avrà sicuramente ospitato tanti fuochi allegri, ed ora ospita il nostro entusiasmo che brucia proprio come quei fuochi.

Visitiamo ogni stanza, in ogni dove quadri e tanta meraviglia. Fuori, al di là delle persiane, dei muri e degli scuri le cicale continuano a cantare, ma è meglio non prendersi gioco del tempo concessoci in questo mondo obliato.

Scattiamo foto, ci alterniamo nelle sale, come una danza. Ripercorriamo i nostri passi, mentre Lei e Lui ci osservano sempre. Col sorriso. Sono ancora qui, tra i loro ricordi. E per un attimo sono tornati a vivere.

Un ultimo sguardo a quel piccolo mondo antico. Chiudiamo la porta, il sole ci abbaglia e torniamo al presente. L’oro è fra la polvere.

Testo: Virna Fanton

Foto: Christian Goffi

L’obiettivo dell’esplorazione è toccare il fondo e la cima, toccare… per vedere se la porta si apre.

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