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Campania, cemento e desolazione: esplorazione all’interno di un palazzo abbandonato.

Sono nel pieno centro di Nola e sto percorrendo uno stradone parecchio trafficato che collega la confinanti Marigliano e San Vitaliano.

Sulla destra, mimetizzato tra negozi, aree di sosta ed enormi cartelloni pubblicitari fa capolino un palazzo che, d’impatto, pare un ‘normale’ stabile abitato.

I balconi sono un bel po’ malandati ma questo primo dettaglio non rende la struttura subito catalogabile come ”abbandonata”.
Passo ad osservare le finestre: alcune serrate, altre spalancate (fuori dalle quali spuntano svolazzanti tende), e tre o quattro circa aperte per metà.

Decido di avvicinarmi.

Davanti a me si propone un portoncino d’ ingresso che non presenta catenacci, catene arrugginite, corde annodate male. Sono dentro.
Richiudo il cancelletto (se non altro per assecondare un cartello che lo richiede espressamente).

Qui ha inizio l’esplorazione.

Mi trovo nell’atrio di quello che pare essere un comune palazzo abbandonato.
Do un occhio alle cassette delle lettere. Ne conto sei. Su alcune ancora vi sono conservate le etichette di chi vi ha abitato e di questi ancora è leggibile qualche nome.
Poi, dritto davanti a me, tre grandi scalini, che mi conducono al primo dei due piani.

Tre sono gli interni di cui dispone il primo livello della palazzina; ora c’è da capire, avanzando con estrema cautela, se vi sia, innanzitutto, qualcuno al loro interno e, una volta appurato questo, valutare che tipologie di ambienti siano.

Le porte trovate chiuse presentano tutte inequivocabili segni di scassinamento. In questo caso, l’accesso agli ambienti è possibile solo imbucandosi in ristretti varchi creati nel muro (probabilmente da chi si è stabilito lì abusivamente per qualche tempo e non è riuscito a forzare a dovere la serratura).

I primi due interni sono vecchie abitazioni risalenti almeno a venti anni fa: entrambe dispongono di due ampi ingressi e due lunghi corridoi da cui si sviluppano le cucine, le camere da letto, i salotti ed i bagni; le stanze sono abbracciate a 360° da grandi balconi, due dei quali affacciano sulla strada principale.
Il terzo interno del palazzo abbandonato è un centro antifumo che conserva scrivanie, sedie, oggetti di cancelleria e fascicoli datati.

Proseguo.

E’ la volta del secondo piano, simile a quello appena esplorato: stesso il numero di interni e stessa la loro ubicazione; solo il quinto interno appare più recente e moderno, rispetto agli altri.

Ad accogliermi,  un ampio salone a ”L”, con il soffitto ceduto in più punti, e pezzi di arredamento smantellati e lasciati ad arrugginire un po’ qua e un po’ là. Poi un piccolo disimpegno che preannuncia due grandi camere ed un bagno moderno (con tanto di enorme specchio coi faretti); ed infine, una luminosa cucina che ancora conserva perfettamente un camino e ”indizi” di quotidianità di chi, un tempo, in quelle mura si sentiva a casa: numeri di telefono annotati, un mazzo di fiori, un innaffiatoio e una scatoletta di fagioli mai aperta.
Oltrepassata l’ultima porta in vernice lucida nera, mi avvio verso l’uscita, per poi raggiungere il terrazzo, posto al terzo piano.

Esplorando questo palazzo abbandonato si ha la perenne sensazione di veder sbucare qualcuno da qualche stanza, in qualunque momento (questo sarà dovuto alle ”contaminazioni” di qualche sfortunato che vi si sarà introdotto e ci avrà vissuto qualche tempo, e del quale qualche indizio è rimasto.

L’obiettivo dell’esplorazione è toccare il fondo e la cima, toccare… per vedere se la porta si apre.

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Se questo palazzo abbandonato ha stuzzicato la tua curiosità, ecco una lista di palazzine abbandonate. Altrimenti perché non esplorare virtualmente i luoghi abbandonati della Campania?

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