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Domenica, nuovamente in strada, questa volta la nostra meta è un palazzo reale abbandonato sperduto nella terra del lampredotto.

Situato sopra un poggio, al nostro arrivo si presenta come i più soliti dei panorami toscani. Un lungo viale di cipressi ci conduce alla cappella edificata nel 1600, alla destra di essa una ripida scalinata permette di arrivare alla villa, o meglio al castello, strutturalmente costituito da due fabbricati, uno di epoca medioevale e l’altro più recente.

Alla base di esso piante di cappero crescono selvatiche, un segreto che molto probabilmente gli abitanti della zona conoscono bene, vista la presenza al nostro arrivo di un’intera famiglia intenta a raccogliere i boccioli di quest’ultima.
Un po’ intimoriti salutiamo, pronti a essere allontanati a malo modo dalla proprietà. Tutto ciò non accade, ci salutano, chiedono da dove arriviamo e ci permettono di continuare la nostra ricerca dell’ingresso alle stanze del castello.

Una volta trovata la via d’accesso siamo in una sorta di grande magazzino, negli scaffali riposti con cura conserve di capperi con e senza aromi, delle ripide scale portano alle cantine dove naturalmente riposano le enormi botti di vino. Alcuni documenti contabili del 2012, riportano la dicitura di un’azienda agricola, molto probabilmente ultimo utilizzo di questa enorme proprietà prima del suo declino.

Al secondo piano veniamo accolti da quello che un tempo poteva essere un salotto, dall’arredamento supponiamo che il palazzo reale non sia stato abbandonato da molto tempo. Qualche scatto continuiamo a salire, l’ultimo piano è tutta una scoperta, le poche stanze non ancora saccheggiate sono sparse di libri e vestiti, qua e là possibili set organizzati da chi ci ha preceduto nell’ esplorazione.
Continuiamo a vagare, siamo in un lungo corridoio, a sinistra di esso due stanze immerse nel buio, con nostra grande sorpresa una volta fatta luce ci troviamo davanti a un bellissimo pianoforte e successivamente a una delle camere da letto meglio conservate mai viste durante le nostre esplorazioni.
Un letto a baldacchino in stile barocco troneggia al centro della stanza, divanetti e vecchie fotografie sono ancora al loro posto sul comò e appese alle pareti. Inutile dire che la stanza diventa l’attrazione principale della giornata, come con una bellissima modella scattiamo da ogni angolazione cercando di coglierne il suo profilo migliore prima di andare via.
Solo una volta tornati a casa, scopro grazie a chi prima di me aveva esplorato quel luogo, che la proprietaria deceduta da qualche anno alla veneranda età di cent’anni si dedicava alla poesia. Molti di quei libri sparsi sul pavimento erano sue opere lasciate là a marcire.

Mi sembra giusto quindi ricordare la padrona di casa del palazzo reale abbandonato con un suo verso.

“Se volete trovar me
sono in via Bellini 3
o, se in casa fossi assente,
sulla spiaggia prospiciente.
E, se lì non son nemmeno,
sono a mollo nel Tirreno”.

Arrivederci grande donna.

L’obiettivo dell’esplorazione è toccare il fondo e la cima, toccare… per vedere se la porta si apre.

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Se questo palazzo reale abbandonato ha stuzzicato la tua curiosità, ecco una lista di castelli abbandonati. Altrimenti perché non esplorare virtualmente i luoghi abbandonati della Toscana?

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