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Ospedale abbandonato. Siamo nella zona orientale di Napoli.
Tra enormi palazzi, alberi secolari e una fitta vegetazione che non da scampo, respira silenziosa Villa Tropeano, una struttura settecentesca che si può ammirare dalle grate di un vecchio cancello, se si costeggia la strada che la accoglie, o fugacemente scorgere dal finestrino di un’auto se ci si accinge a percorrere un’extraurbana che non prevede soste.

Il vialone che conduce all’edificio non è raggiungibile dall’ingresso principale; per potervi accedere si raggiunge un cortile privato che lo affianca in tutta la sua lunghezza e ci si intrufola in uno squarcio nel muro che lo separa dalla zona abitata. Questo, come un vero e proprio portale, trasporta direttamente nel cuore del lascito: settemila metri quadrati di fabbricati ed oltre trentasette mila di terreni che avvolgono ovunque. Si tratta dell’aria verde di cui la struttura disponeva (campi da gioco, palestra, cortili e viali da passeggio) e del giardino adiacente, il Parco Concezione (proprietà dal 2004 dell’ex Provincia di Napoli, oggi Città Metropolitana).

Una ripida scalinata permette di accedere al primo dei due piani di cui la struttura dispone e da cui si sviluppano 80 stanze e altri locali di servizio posti in due padiglioni laterali; da scatti d’epoca si può risalire ad un’Anticamera per le Consultazioni, ad una sala per la Refezione delle Madri lattanti, a svariate Sale del Presepe e a diversi locali destinati all’attività medico-riabilitativa; molte aree restano ignote in quanto non identificabili.

L’ospedale abbandonato offre anche lo scheletro di un gabbiotto posto all’inizio del vialone (all’epoca adoperato per monitorare gli ingressi e le uscite di operatori e pazienti) ed una cappella, ad oggi poco visibile in quanto totalmente inghiottita dalle erbacce.

Villa Tropeano nacque come residenza ma, dopo svariati abbandoni, riacquistò prestigio divenendo il primo istituto di medicina sociale del Sud: era il 1928 ed il dottor Giuseppe Tropeano, da cui prese il nome, la destinò alla cura dei bambini disabili, a quelli affetti da diverse patologie neurologiche e a quelli provenienti da contesti disagiati; la struttura fu anche dimora di cittadini che, per sfuggire alle persecuzioni naziste, si finsero malati.
Affrontò discretamente una grave crisi nel ’60 e resistette fino ai primi anni del ’90, dopodiché venne chiusa definitivamente.

Nel corso degli ultimi anni si é pensato a lavori di messa in sicurezza e recupero dell’ospedale abbandonato per la sua riqualificazione per metterlo a disposizione della comunità di Ponticelli, a cui esso appartiene.
Ad oggi, ogni progetto rappresenterebbe un’impresa ardua, valutando le sue precarie condizioni, ultimamente aggravate da occupazioni, atti vandalici, saccheggi, roghi e sversamenti abusivi di rifiuti.

Ciò che resta di Villa Tropeano, oltre alla bellissima facciata, è la sua storia, mantenuta viva nonostante le incurie, il tempo e la ”distrazione” di migliaia di persone che ogni giorno le passano accanto ignorandone il valore architettonico, storico e culturale.

L’obiettivo dell’esplorazione è toccare il fondo e la cima, toccare… per vedere se la porta si apre.

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