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A fondo articolo troverete il video completo dell’esplorazione all’intero dell’Albergo dei Poveri, che, siamo sicuri, vi lascerà letteralmente “di stucco”. Ma veniamo prima al racconto:

Ascosi Lasciti, il nome del nostro progetto volto alla riscoperta dei luoghi abbandonati o dimenticati, è anche sinergia. Oppure chiamiamola compensazione. Così capita di incontrarsi a Napoli con il marchigiano fondatore del progetto e di questo sito, per chi non lo sapesse. Capita anche di raccontargli di un palazzo storico dell’ex capitale borbonica (e non uno a caso: il Real Albergo dei Poveri) che da tempo era nella nostra lista dei luoghi da esplorare, ma che per pigrizia, o per qualche scrupolo di troppo, avevamo sempre rimandato a un ipotetico futuro prossimo. Ed ecco la compensazione: neanche il tempo di farne menzione con lui e dargli qualche dritta, che al mattino dopo quell’implacabile e furioso esploratore urbano era già dentro il palazzo, ormai da anni chiuso e inagibile, dunque precluso alla vista dei cittadini e dei turisti.

Un campano non può non conoscere questo mastodontico edificio monumentale, che domina la scena anche nei panorami dall’alto: per volere del Re Carlo III di Borbone, nel 1749 fu ideato e realizzato dal famoso architetto fiorentino Ferdinando Fuga, operativo principalmente su Napoli e Roma (nella Capitale è suo, tra gli altri, il Palazzo della Consulta, mentre in Campania ha realizzato la residenza reale Villa Favorita, lungo il Miglio D’Oro).

La funzione primaria del palazzo, quella di dare asilo alle enormi masse di poveri del Regno di Napoli, orientò la scelta di progettare un edificio dalle dimensioni colossali: sulla carta la facciata avrebbe dovuto misurare quasi 600m, nei fatti ci si accontentò di ‘soli’ 360m, ovvero, per intendersi, quasi 100m in più rispetto al lato frontale della Reggia di Caserta. E pensare che l’estensione definitiva del complesso – oltre 100.000 metri quadri – costituiva solo un quinto rispetto alle intenzioni iniziali di Fuga e del Re di Napoli!

Dei tre cortili interni, uno è ormai utilizzato come parcheggio, mentre gli altri appaiono per lo più come aree spoglie, con un campo di calcetto in disuso. Dal lato esterno, la scalinata monumentale a doppia rampa, che dà su Piazza Carlo III e rappresenta l’ingresso principale, è ovviamente chiusa.  Una volta all’interno, l’impresa è orientarsi in un labirinto di 430 stanze e passaggi pericolanti o bloccati: “Dentro è un saliscendi tra scalinate bloccate e accessi murati, orientarsi è difficile, – racconta Al.T. – d’un tratto ti ritrovi senza saperlo in un ambiente che sembrava irraggiungibile. La chicca è nel corpo centrale: l’archivio con le schede dell’anagrafe e dei matrimoni è particolarmente scenografico, davvero impressionante”.

Un peccato, se si pensa a tutti i tentativi del Comune di riaprire l’edificio, frenati da diversi vincoli giuridici di natura socio-assistenziale e storico-artistica, nonché alle condizioni della struttura che non sono del tutto stabili. “L’ultimo piano è in parte crollato e dunque pericoloso – riferisce Al.T. – ma per il resto il fabbricato è abbastanza solido. Nel corpo centrale l’impatto è incredibile, sembra di stare all’interno del Foro Imperiale: sei totalmente circondato da rovine monumentali”. Un’impressione che involontariamente fa eco ad un celebre commento di Stendhal, che considerava il Real Albergo dei Poveri “molto più impressionante di quella bomboniera, tanto vantata, che si chiama a Roma Porta del Popolo”.

Ed eccoci al video completo dell’esplorazione. Sedetevi comodi e godetevelo, ricordandovi, come sempre, di non entrare autonomamente in questi luoghi pericolosi/pericolanti o semplicemente interdetti al pubblico.
Qui il video girato all’interno:

Se il Real Albergo dei Poveri ha stuzzicato la tua curiosità, ecco una lista di altri hotel abbandonati. Altrimenti perché non esplorare virtualmente i luoghi abbandonati della Campania?

L’obiettivo dell’esplorazione è toccare il fondo e la cima, toccare… per vedere se la porta si apre.
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Per approfondire i luoghi abbandonati di Napoli e della Campania visita Derive Suburbane, il più vasto archivio della regione con quasi 200 articoli.

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