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Surigheddu: borgo sardo, borgo fantasma.

Quando mi chiedono come sia nata la mia passione per i luoghi abbandonati non so mai bene cosa rispondere. Ho svariati ricordi adolescenziali di me e miei amici intenti più per gioco che per passione a esplorare edifici dismessi della mia città.

Nella mia mente esiste un ricordo ben più vecchio, che con il passare del tempo diventa sempre meno nitido.

In questo sbiadito ricordo siamo io e miei genitori davanti a un grande cancello.
Mia madre sta parlando con due omoni in divisa verde.
“Possiamo entrare? Vorrei far vedere a mio figlio dove sono nata…”

Delle volte molto raramente capita di imbattersi in un luogo abbandonato che in un modo o nell’altro ha fatto parte della nostra vita o di un nostro caro.

Qualche anno fa sempre grazie a mia madre sono riuscito a imbucarmi a un pranzo organizzato dall’ex “custode” visito cosi nuovamente quella che negli anni sessanta è stata la dimora della mia famiglia.
Mio nonno come tanti altri è stato uno dei dipendenti di questa enorme azienda agricola di 1300 ettari ospitata all’interno del borgo sardo di Surigheddu.

Nata alla fine del 800 quando Maria Lipke azionista di una banca Svizzera vende per 100 mila lire 384 ettari alla neonata Cooperativa Agricola Italiana.

Lo scopo di quest’ultima era quello di colonizzare, bonificare e coltivare le terre italiane lasciate incolte.

In quegli anni grazie a una recente legge era possibile costruire delle piccole borgate se costituite da cinquanta o più persone.

Così la famiglia di mia madre si ritrova a vivere in questo piccolo borgo fantasma, composto da un grande edificio suddiviso in officine, infermeria, appartamenti e addirittura una scuola.
Poco distante si può ammirare una piccola chiesa dalla insolita forma ovale, stalle e una villa padronale, unica cosa che ancora rimane in piedi grazie a una recente ristrutturazione.

Quello che un tempo era il cuore pulsante dell’azienda giace ora abbandonato, utilizzato come stalla da chi abusivamente negli anni ha occupato i terreni, i piccoli bilocali che un tempo ospitavano più o meno sei persone ora sono giacigli per pecore e dimora di piccioni.

Durante la mia visita all’interno della chiesetta una bandiera tricolore giace sul piccolo altare, mi piace pensare che sia stata messa là come segno di rispetto per la borgata oramai defunta.

Se questo borgo sardo abbandonato ha stuzzicato la tua curiosità, ecco una lista di borghi fantasma. Altrimenti perché non esplorare virtualmente i luoghi abbandonati della Sardegna?

L’obiettivo dell’esplorazione è toccare il fondo e la cima, toccare… per vedere se la porta si apre.
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