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I matti sono ombre con le radici al di fuori della realtà, ma hanno la nostra immagine.
Mario Tobino
Il manicomio abbandonato di Maggiano è un complesso imponente che si erge sulle colline toscane. Prima della sua funzione ospedaliera è stato alloggio di Napoleone Bonaparte durante la campagna in Italia. Solo nel Settecento il destino della struttura prese un’altra strada venendo convertita a ospedale psichiatrico, per alleggerire il peso sull’ospedale di Siena che era sovraffollato da “alienati”.

Nel 1865, A.V., vide realizzato il suo progetto: si partì da 400 letti e tant’era l’attività che dal 1875 al 1880 non si parlava più di letti ma di padiglioni. Ne furono edificati 8, poi ancora 5… e altri, per un totale di 25. Tra questi ricordo le grandi cucine con la vetrata, il teatro, i laboratori di arte espressiva, gli studi dei dottori, la chiesa e i reparti maschili e femminili. 184 letti che successivamente furono disposti anche negli ampi corridoi. Nei periodi di massima ricettività Magliano ospitava 1.400 persone.

Questo ospedale psichiatrico abbandonato è ricordato specialmente grazie ad una trilogia dello scrittore e psichiatra Mario Tobino: “Le libere donne di Magliano”, “Per le antiche scale” e “Gli ultimi giorni di Magliano”.

Il medico cominciò ad esercitare la sua professione nel dopoguerra ma, come specificato nei suoi libri, i fatti narrati non hanno una reale attinenza con la realtà e con il luogo. Tuttavia, moltissimi elementi di verità trapelano già dalle prime pagine delle “Libere donne di Magliano” dove Tobino racconta la suddivisione dei reparti femminili: « Le celle si dividono in semplici e di sicurezza, quelle semplici hanno una finestra alla solita altezza e di grandezza normale (però i vetri molto spessi e con una serratura da potersi chiudere a chiave); la cella di sicurezza ha invece una finestrella in alto alla quale non si può arrivare neppure saltando. Alle “agitate” v’è questa scala: malate che possono stare “al prato”, con tutte le altre poiché non aggrediscono […], quelle feroci invece vengono messe in cella; e se la malata non rompe ha il letto e il vaso da notte, se lacera le viene tolto tutto e, nuda, si mette dunque “all’alga”. »

Andare “all’alga” significava essere portati in una cella piccola ed angusta completamente vuota, a parte un ammasso di alghe di mare. Le donne erano buttate in questo oblio dove il delirio si scatenava per ore. La donna poteva solo strappare, lanciare, addirittura urinare sulle alghe, finché non diventavano il giaciglio della donna, ormai esausta. 

Nel 2006, presso l’ospedale psichiatrico di Maggiano, è stata istituita la Fondazione Mario Tobino con il chiaro intento di salvaguardare la memoria storica del luogo e realizzare eventi culturali legati alla figura poliedrica di Tobino.

Quando andai a Magliano la prima volta era il 2012 e non mi sarei mai immaginata di entrare in una cella dell’alga. Ricordo un padiglione buio e fatiscente e ricordo questa porta grande e massiccia che si apriva davanti ad uno spazio piccolo e in penombra. Una piccolissima finestra posta in alto con uno scivolo da cui venivano rovesciate le alghe. Ricordo di aver visto le mie mani impugnare la macchina fotografica ancora a pellicola e di aver fatto appena una foto…

Subito dopo, improvvisamente, sentii il bisogno di uscire da quella gabbia

libera.

Se questo ospedale psichiatrico abbandonato (oggi sorvegliato e visitabile su richiesta) ha stuzzicato la tua curiosità, ecco una lista di ospedali psichiatrici. Altrimenti perché non esplorare virtualmente i luoghi abbandonati della Toscana?

L’obiettivo dell’esplorazione è toccare il fondo e la cima, toccare… per vedere se la porta si apre.
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