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Ventitré anni. Tanto è durata la storia di questa discoteca alle porte di Reggio Emilia. Le sue dimensioni erano imponenti, seconde forse solo all’ambizione del progetto. Era il 21 ottobre 1977 quando si aprirono per la prima volta le porte di questa discoteca storica, che agli albori poteva ospitare solo fino a 3000 persone. Si racconta che al cantiere parteciparono circa 40 aziende, per realizzare una struttura di 4500 metri quadrati con 1500 posti auto nel cortile. In quel periodo la figura del deejay non era ancora centrale: si ballava ascoltando le grandi band del momento, che proponevano generi musicali anche molto diversi, per questo motivo al suo interno si trovava un palco di 150 metri quadrati che insisteva su una pista da ballo grande più del doppio.

Attorno alla pista tavoli e divanetti a perdita d’occhio garantivano oltre 2.000 posti a sedere. Il successo di questa discoteca fu travolgente e nel 1986 la struttura venne allargata, realizzando quello che fu chiamato M. Starlight (letteralmente “luci stellari”), che consacrò definitivamente il Marabù nel firmamento dei locali notturni più famosi.

Una vera e propria via di mezzo tra un parco acquatico con fontane e una piscina all’aperto e una discoteca (qualcosa di simile a ciò che fece qualche anno dopo l’Aquafan di Riccione). Con l’apertura dell’estivo raggiunse il massimo della capienza, ben 10.000 persone, diventando uno dei locali più grandi d’Europa. Il decennio successivo è stato quello delle mega discoteche e il Marabù poteva certamente competere con i migliori locali dell’epoca. Poi, con il declino iniziato sul finire degli anni Novanta, le prime illustri vittime sono state proprio le discoteche più grandi, che con un’affluenza ridotta non potevano più permettersi gli enormi costi di gestione. Il Marabù fu tra i primi a cadere, chiudendo definitivamente i battenti il 29 settembre 2000. Tre anni più tardi venne demolita l’area esterna per far posto a dei capannoni.

Se questa discoteca abbandonata ha stuzzicato la tua curiosità, ecco una lista di discoteche abbandonate. Altrimenti perché non esplorare virtualmente i luoghi abbandonati dell’Emilia-Romagna?

L’obiettivo dell’esplorazione è toccare il fondo e la cima, toccare… per vedere se la porta si apre.
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