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Sebbene il titolo possa trarre in inganno, non sto per raccontarvi nulla di macabro, anzi: stavolta vi mostrerò qualcosa di  differente dalle solite location: un cimitero delle barche abbandonato.

Una volta tanto non incappo nei rischi tipici delle strutture che solitamente frequento e posso scattare le mie foto in tutta la calma, immerso nella natura di un luogo davvero splendido: il parco naturale del fiume Sile.

Parcheggiata l’auto, imbocco un suggestivo sentiero in terra battuta che costeggia le anse sinuose del fiume. Sono le prime ore del mattino di una fredda e umida giornata di novembre, ma la temperatura non scoraggia né me e né alcuni temerari ciclisti che mi sorpassano a tutta velocità.
Lungo il cammino domina un silenzio imperante, incorniciato da ragnatele perlinate di rugiada simili a minuziose opere d’arte. Ad intermittenza, questo scenario quasi onirico viene allietato dal canto di qualche uccello.
Sulle quiete acque del fiume nuotano germani reali, anatre e cigni. Riesco a scorgere persino un martin pescatore intento nella sua attività prediletta, la pesca per l’appunto. Ahimè, troppo piccolo e veloce per riuscire ad immortalarlo!

Il parco è davvero incantevole, ed i colori autunnali sono filtrati da fitti strati di nebbia che rendono il tutto ancora più magico.
Al termine del sentiero sterrato trovo l’accesso ad una passerella in legno che consente di osservare i relitti da una posizione rialzata rispetto al livello dell’acqua.

In questo vero e proprio cimitero di barche sono stati censiti ben diciannove relitti abbandonati nel corso del ventesimo secolo: per lo più burci, ma anche gabarre, batei, comacine, topi, barchetti e alcuni di cui ancora non si conosce la tipologia. Si tratta di antiche imbarcazioni tradizionali venete caratterizzate da un fondo piatto che permetteva spostamenti anche in presenza di fondali bassi. Erano usate per il trasporto commerciale fluviale e lagunare. In origine erano trainate da  cavalli o buoi e solo in seguito sospinte da motori.
A metà degli anni settanta, armatori e barcari affondarono in questo tratto di fiume le loro imbarcazioni come gesto di protesta contro il trasporto su gomma che decretò la fine di quello fluviale.
Il Veneto fu l’ultima delle regioni italiane ad abbandonare il trasporto commerciale via fiume.
Alcuni di questi maestosi barconi sono riaffiorati in superficie; mentre altri si riescono solo ad intravedere sotto la superficie dell’acqua e tra i loro resti è cresciuta rigogliosa la natura: alberi, cespugli, erbe, canneti… È venuto a crearsi l’habitat ideale per numerose specie di pesci e uccelli che qui, principalmente nei mesi estivi, trovano un perfetto riparo. Ed è un valido motivo per cui è bene frequentare questo piccolo angolo di paradiso, provando a non interferire con l’ambiente che ci abbraccia.

Per vedere tutte le altre foto scattate in questo cimitero di barche vi rimando all’album di Tesori Abbandonati: TESORI ABBANDONATI – IL CIMITERO DEI BURCI

Se questo cimitero di barche abbandonato ha stuzzicato la tua curiosità, ecco una lista di relitti sommersi. Altrimenti perché non esplorare virtualmente i luoghi abbandonati del Veneto?

L’obiettivo dell’esplorazione è toccare il fondo e la cima, toccare… per vedere se la porta si apre.
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