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Siamo a Benevento. Più precisamente a Tocco Caudio Vecchio. Più precisamente nel Medioevo. E sì, perché questo antico borgo medievale dalle forme smussate che ti scruta da una ripida collina, sembra incastonato nel tempo. E ad oggi mille anni di storia, e forse oltre, lo separano dal giorno in cui mi ci sono immersa.

Ad ogni angolo riesumo persone, odori, rumori. Camminando per questi viottoli mi immagino il via vai di chi li percorreva per andare chissà dove e per fare chissà cosa; intrufolandomi in una bottega mi pare quasi di sentire il rumore di chi lavora sodo e suda le mani e quando mi imbatto in un forno in pietra modestamente conservato, mi pare di avercelo sotto il naso il profumo del pane caldo appena sfornato. E tutte quelle porte malandate ma perfettamente allineate, ad oltrepassarle, poi, ti pare di fare un ulteriore salto nel tempo. Un viaggio nel viaggio che ti conduce nell’intimità di quelle case oramai ricoperte solo di travi e cielo, in cui un tempo, immaginando, si cucinava, ci si riuniva attorno al focolare e lì si restava rannicchiati quando il freddo lo imponeva.

Mi trovo tra Vico Sciascia e Via Combrardi, praticamente nel cuore del borgo medievale.

Ogni passo è una conquista per quanto la vegetazione sia la reale antagonista: scopro angoli remoti facendomi largo tra rovi alti e taglienti, alberi secolari ed inchinati dal tempo e traballo sulle loro ribelli radici che hanno preso il sopravvento su tutto, altrimenti non proseguo; sfido ed abbatto l’incoscienza ogni volta che alzo gli occhi e vedo penzolarmi sulla testa tegole e puntoni ma scatto prima la foto giusta e solo dopo mi affretto a scansarli; schiudo porte serrate da decenni dando loro nuova vita; indago, sbircio, osservo, scruto, lo respiro appieno il suo passato.

E, giunta alla fine del percorso ho la sensazione di averlo conquistato questo posto, più che esplorato, fatto un po’ mio, insomma, e mi sento inevitabilmente una piccola parte della sua storia.

Sono entrata nel borgo medievale che il sole batteva alto e caldo e l’orologio segnava le dodici. Usciamo che siamo già in penombra, io ed il mio compagno di viaggio. L’aria s’è fatta fresca, i colori cupi e a tratti angoscianti.

Così decrepita, fai fatica ad immaginartela fiera e maestosa, ”soltanto” mille anni fa. Eppure lo è stata. Ed è la sua storia a raccontarlo: centro nevralgico della valle Vitulanese, è stata sede di papi, dimora di grandi popoli, vincitrice di dure battaglie e pure quando la terra ha tremato forte è risorta più e più volte dalle sue ceneri, ricostruzione dopo ricostruzione.
E, nonostante sia stata ferita a sangue, ancora culla fiera i suoi tesori di pietra, che la tengono ben lontana dal dichiararsi sconfitta.

Se questo borgo medievale ha stuzzicato la tua curiosità, ecco una lista di borghi abbandonati. Altrimenti perché non esplorare virtualmente i luoghi abbandonati della Campania?

L’obiettivo dell’esplorazione è toccare il fondo e la cima, toccare… per vedere se la porta si apre.
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