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Fissan, Glysolid, Depilzero o Badedas. Sono tutti marchi di prodotti che fino a qualche anno fa venivano prodotti a Trieste, in uno stabilimento periferico, un vero e proprio pezzo di storia dell’economia cittadina.

Lo stabilimento, nato originariamente per la linea Fissan, venne fondato proprio da un triestino, Osiride Brovedani, nel 1930. Successivamente, grazie all’incontro con il ricercatore Arthur Sauer, 650 ospedali adotteranno i prodotti del marchio in tutta Italia e l’azienda diventerà importante a livello nazionale. Negli anni ’80 Raffaele De Riu successe a Brovedani e lo sviluppo continuò con un’impronta più moderna. Dal 1970 al 1985 la Fissan raggiunse posizioni leader in Italia (detenne il 90% del mercato del settore), crescendo di notorietà anche grazie alla sponsorizzazione della squadra di calcio cittadina, la Triestina, nei primi anni ’80.

Nel 1985 il marchio Fissan venne acquistato dalla società inglese Beecham, che prese  direttamente lo stabilimento di Trieste. All’inizio degli anni ’90 passò all’americana Smith Kline, e poi nel ’93 alla Sara Lee, che nel ’99 la cedette alla Cover. Nel frattempo vennero prodotti numerosi altri marchi noti all’ interno dello stabilimento triestino, di oltre 17mila metri quadrati, composto da varie palazzine e grandi strutture. Nel 2006 la chiusura definitiva, che lasciò 55 dipendenti senza lavoro. Dal 2008 venne messa in liquidazione e a quel punto lo stabilimento fu abbandonato. Tanti i tentativi di vendita andati a vuoto. Si parla di cifre che oscillavano attorno ai 6 milioni di euro ma che non attirarono nessun acquirente.

Nel 2015 la fabbrica era già dimenticata al suo destino (come vedete nelle nostre foto), con ancora molti prodotti dentro, ma anche coi macchinari, gli schedari negli uffici, le creme rimaste nelle vasche, le confezioni sugli scaffali, le etichette negli armadi, pronte per essere sistemate, ed il nastro trasportatore, in parte distrutto dai vandali. Negli spazi esterni si trovava abbandonata pure un’automobile. L’aspetto più sorprendente erano le migliaia e migliaia di scatole con prodotti ancora integri, creme di tantissimi tipi, oltre a lozioni e detergenti, tutto scaduto da oltre un decennio. Nel 2019 una prima svolta, gli ambienti furono svuotati e totalmente ripuliti e nel 2021 parte dello stabilimento venne demolito.

Cosa restano? I ricordi dei tanti dipendenti, riuniti anche in un gruppo Facebook.

“Ci fu un periodo – racconta Max – in cui l’azienda andava bene con relative assunzioni di diversi giovani, per cui ci ritrovammo in un ambito famigliare e si creò un legame tra noi che dura ancora adesso. Fu un periodo di crescita e speranze in un futuro. Purtroppo i successivi cambi di proprietà e la vendita del marchio portò alla inevitabile fine di un azienda fino a quel momento sana e competitiva“. “Ho lavorato alla Cover (ex Fissan) dal 2000 al 2003 – racconta Roberta – essendomi diplomata nel ’98 è stata la mia prima esperienza lavorativa e devo dire che mi sono trovata davvero benissimo, colleghi fantastici. Mi sembra sia passato pochissimo da quando era ancora in attività. Al piano superiore gli uffici, sotto il reparto di miscelazione delle materie prime per far le creme. Più avanti il reparto di confezionamento dove lavoravo io. Pieno di macchinari, ognuno impegnato nella lavorazione di un prodotto: pasta Fissan, bagnoschiuma per bimbi, Leocrema, Glysolid. E poi più sotto, distaccato dal resto, un altro edificio dove c’erano i laboratori, il reparto polveri (si confezionava il talco) e il reparto strisce (strisce depilatorie Depilzero). Capitavano anche otto ore sedute a contare e imbustare strisce, lì il tempo non passava mai, per tutto il resto invece si stava benissimo”.

Il marchio Fissan comunque, al pari degli altri, esiste ancora e ovviamente la produzione è stata delocalizzata. Mentre della vecchia e gloriosa fabbrica triestina restano solo i racconti degli ex dipendenti e qualche edificio ancora intatto, ma desolatamente vuoto.

Se volete vedere altre foto della fabbrica e saperne di più, ecco il link facebook:

https://www.facebook.com/media/set/?set=a.2007031942856393&type=3

E non mancate di fare un salto su sito web di Triesteabbandonata:

https://triesteabbandonata.wordpress.com/category/fabbriche/

Se questo stabilimento ha stuzzicato la tua curiosità, ecco una lista di fabbriche abbandonate. Altrimenti perché non esplorare virtualmente i luoghi abbandonati del Friuli Venezia-Giulia?

L’obiettivo dell’esplorazione è toccare il fondo e la cima, toccare… per vedere se la porta si apre.
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