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Parliamo di una ex discoteca in rovina con centro sportivo (tennis, calcetto e piscina), pizzeria, ristorante e piccolo centro commerciale, in voga fino al 2000 situata in un paese di provincia (40 km dal centro città), dove i baresi andavano a villeggiare (la discoteca, oggi in rovina, era ubicata in una foresta).

Il suo nome è Sole Blu.

“Lo strobo era partito.
Ebbi la sensazione che la musica rallentasse fino a scomparire e la cosa contrastava con i corpi illuminati sulla pista, sotto la cupola di tela. Corpi fluorescenti impazziti in una nevrotica danza fatta di milioni di fotogrammi caotici. La retina si bloccava, volta a volta, su un volto imperlato di sudore, sul seno turgido stretto in un corpetto damascato, sul risvolto di una camicia appena aperta su pettorali freschi di palestra. Era il rito del sabato sera in questa discoteca oggi in rovina, quello della febbre, dell’ormone che celebra se stesso e del testosterone che lo venera di rimando.

Ma io che ci facevo lì? Spinto dal bisogno di nascondermi a me stesso ero approdato non so come in mezzo alla foresta. Attratto dai bagliori della festa m’ero ritrovato sotto una cupola di tela nel bel mezzo di un casino. Forse erano trecento, forse più. Dimenandosi come posseduti da una taranta moderna, stavano congelati nella livida luce di fari intermittenti nelle pose più agghiaccianti. Labbra tumide. Mani imploranti. Gonfiori giovanili al limite di ogni orgasmo. Vedere e non toccare. Almeno fino al segnale. Poi d’un tratto un gruppo si stacca dalla massa. Urla più dell’impianto e corre, corre infoiato verso un punto nel buio, proprio lì dietro la siepe. Eco di tamburi lontani marcano il rito di passaggio. Urlano beati tra gli stracci abbandonati e la sete di un futuro inesistente. Sono giovani. Devono farsi. E dopo un attimo lo schianto. Una colonna d’acqua si alza tra le foglie e i rami d’una foresta che ha perso ogni pace, sverginata da un Priapo assatanato. Indeciso tra sogno e desiderio capii solo allora d’essere stato battezzato, prescelto per assistere alla nascita di un Sole. Come una bomba esplosa sotto l’acqua così vidi giovani vite scatenare pura energia menandosi. a capofitto nella grande piscina nascosta tra le foglie proprio lì, dietro il cupolone. Arrancando tra i fasci di luce e la gente incuriosita, mi unii al corteo dei festanti pronti a benedire l’impresa.

Feci solo a tempo a scrutarne il volto. Aggrappata alle ultime piastrelle d’un azzurro simulacro, stava una giovane devota. Tra le strisce di neri capelli grondanti il suo sguardo perso mi parve il crollo di un paese abbandonato. Il taglio di un sorriso alcolico mi apparve congelato nella notte e per sempre. Il trucco sfatto misto tra il cloro e una ultima lacrima. Sembrava annaspare felice nell’intreccio orgiastico dei corpi tornati al liquido ancestrale. La grande vasca ribolliva di giovani vite perse nella notte di una provincia dell’impero.

Cos’altro resta se non l’epicureo? Occorre abbandonare ciò che ci abbandona e finalmente mi guardai da distanza siderale. Tesi la mano a quel volto aggrappato al bordo della piscina come a un passato che ignoravo e d’un tratto tutto scomparve inghiottito da un tempo smarrito nel futuro.”

Se questa discoteca in rovina ha stuzzicato la tua curiosità, ecco una lista di discoteche abbandonate. Altrimenti perché non esplorare virtualmente i luoghi abbandonati della Puglia?

L’obiettivo dell’esplorazione è toccare il fondo e la cima, toccare… per vedere se la porta si apre.
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