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Nel 1992 in provincia di Vicenza si inaugura un locale nuovo, con scenografie mai viste prima. È l’Expò. L’ambientazione richiama gli antichi anfiteatri romani, e ancora oggi, nonostante gli anni di abbandono e di degrado, è perfettamente visibile questa imponente struttura con la pista al centro dell’arena. Lo raggiungo come ultima tappa di una lunga giornata passata praticamente solo a fotografare discoteche, e subito mi accorgo di essere in un posto diverso. La maggior parte delle grandi discoteche ha cominciato ad avviarsi al declino nei primi anni duemila, e così hanno cercato un po’ tutte di rilanciarsi, sfruttando la fama del nome e cercando di rinnovare gli ambienti, poiché le scenografie – che in alcuni casi avevano oltre 10 anni – cominciavano ad avere quel ché di “già visto” che porta la clientela altrove.

Una grande discoteca è una macchina estremamente costosa da mantenere, e la clientela sembrava avere sempre meno soldi da spendere. Per questo motivo si è cercato di rinnovare sì, ma con budget più ridotti rispetto ai decenni precedenti, e le grandiose scenografie ormai scolorite sono state sostituite con qualcosa di più nuovo, ma in qualche modo più minimale e spartano. Stile che poi ha caratterizzato un po’ tutte le discoteche nei decenni successivi e fino a ora.

All’Expò, invece, si respira ancora l’atmosfera degli anni Novanta, quando le grandi discoteche, oltre a litigarsi i migliori deejay, sembravano quasi fare a gara a chi stupiva il proprio pubblico con le scenografie più spettacolari e le coreografie più incredibili. Avendo vissuto in prima persona quegli anni, mi basta chiudere gli occhi per sentire risuonare le frequenze della musica ad alto volume, per rivedere i deejay lassù in alto, le ragazze dell’animazione con costumi incredibili ballare su qualsiasi cosa fosse sopraelevata rispetto alla pista.

Vedo il barman, dietro il bancone, preparare un B52 o un Angelo Azzurro, anche se io sento ancora il profumo del mio Gin Tonic. Dopo un periodo di chiusura il locale tentò di riaprire con il nome di New Expò, e poi ancora nella seconda metà degli anni duemila come Kolosseo. Oggi è dominio di senzatetto, che qui hanno trovato riparo e dimora. Per rispetto nei loro confronti evito di mostrare immagini dei loro giacigli, ma i panni stesi e le braci ancora tiepide su una griglia improvvisata lasciano ben pochi dubbi sul fatto che qualcuno abiti qui. E in un certo senso mi rincuora sapere che queste mura, in un qualche modo, riscaldano ancora l’anima di qualcuno.

Se l’Expò ha stuzzicato la tua curiosità, ecco una lista di discoteche abbandonate. Altrimenti perché non esplorare virtualmente i luoghi abbandonati del Veneto?

L’obiettivo dell’esplorazione è toccare il fondo e la cima, toccare… per vedere se la porta si apre.
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