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Dopo aver allietato i nostri lettori con la bellezza della decadenza ed esserci sentiti tutti dei giovani “Indiana Jones” vorremmo stimolare una riflessione, analizzando i numeri legati al consumo del suolo italiano e al degrado urbano. Perché luoghi abbandonati e impiego del suolo sono strettamente correlati, e figli della stessa mentalità.

Una nazione che si sta pian piano sgretolando: ecco il profilo che emerge analizzando la situazione a livello complessivo, con numeri sul degrado urbano che spaventano.
ISTAT e CESCAT parlano di un numero che si aggira tra 1 e più di 2 milioni di edifici abbandonati su 40′ complessivi.
In pratica il 6% di tutto il patrimonio immobiliare statale si sta avviando a diventare rovina. Percentuale in continua crescita anno dopo anno, con un picco nel 2011, quando il peso delle tasse sulla casa ha costretto ai proprietari di secondi immobili a dichiararli inagibili, trascurandone la manutenzione.

Primo chiaro esempio è dato da interi “paesi fantasma: secondo secondo Legambiente sono 5300, tra cui 2300 sono in avanzato stato di degrado urbano e i rimanenti sono già completamente spopolati.*
Tra le strutture senza più manutenzione, sempre l’ISTAT parla di oltre 50.000 tra ex palazzi storici ed ex castelli nobiliari. Altri 20.000 sono ex edifici ecclesiastici, chiese, abbazie e conventi in disuso.
C’è poi un numero imprecisato di strutture pubbliche di grande metratura, come ex ospedali, sanatori e manicomi mai recuperati. In molte aree sovra-urbanizzate, la media è di addirittura un’abitazione abbandonata ogni dieci. Tuttavia, la maggior parte degli edifici decadenti è situata nelle periferie e comprende anche una enorme quantità di masserie e casali di campagna.

Ogni Regione ha le sue tristi peculiarità di degrado urbano: delle circa 3300 ex caserme segnalate in Italia come inutilizzate, 1500 ufficialmente dismesse, dal Ministero della Difesa, più di un terzo si trova nella sola Friuli-Venezia-Giulia. Abbiamo poi le colonie abbandonate, situate soprattutto lungo la costa nord-adriatica, di cui 73 soltanto a Cesenatico. Spostandoci a Milano, invece, scopriamo che
Dei 428 teatri chiusi individuati da un’inchiesta di Report in tutto il Bel Paese, la maglia nera va proprio alla Sicilia e alla Lombardia, rispettivamente con 59 e 57 sipari calati.
E come dimenticarsi dei 6000 km di ex tratte ferroviarie affiancate da più di 1900 stazioni fatiscenti, individuate da un’inchiesta dell’huffingtopost?
Sempre la regione più meridionale detiene il record  negativo con 18 macro linee dismesse e 914 km di binari inutilizzati, ovvero un sesto di tutta la mobilità abbandonata su rotaia del Paese.

E come non menzionare le onnipresenti case cantoniere? Una collaborazione speciale tra Mibact, Anas e Demanio ha individuato 1250 tra caselli ferroviari e basi manutentive stradali, edificati a partire dal 1830. Anche in questo caso, la regione che conta più degrado urbano a tema risulta sempre essere quella più meridionale, con 149 unità.
Aggiungiamoci infine un quadro incommensurabile di strutture industriali, vecchie fabbriche non più attive e capannoni, quasi 130.000, che da sole occupano più della metà della superficie di tutte le altre strutture in disuso. Un quadro sconcertante di degrado urbano, meglio definito qui sotto.

Concludiamo i dati sul degrado urbano con questo impressionante resoconto: l’ISTAT,  e “a ruota” il Senato della Repubblica, avrebbe stimato come, tenendo conto di tutti i terreni annessi e dei diversi piani calpestabili, l’insieme delle aree industriali dismesse coprirebbero l’intera Umbria, ovvero il 3% del territorio nazionale.
L’Istat ha cancellato questo dato dai suoi archivi, mentre sul sito del Senato della Repubblica è ancora possibile consultarlo.
Tralasciando i terreni annessi e la somma dei diversi piani degli edifici abbandonati italiani, possiamo volgere un inquietante sguardo di insieme: oltre 1.000 chilometri quadrati di suolo nazionale sono occupati da immobili in disuso. Per darvi un’idea più tangibile di questa misura, immaginate metà della Valle d’Aosta coperta interamente da strutture abbandonate, senza viottoli, alberi e spazi di divisione.
Secondo l’associazione Ascosi Lasciti, forte di oltre un decennio di esperienza diretta sul territorio, i numeri ufficiali sono ampiamente sottostimati e ammonterebbero in realtà almeno al doppio.

 

Riflettiamo sul vero grande problema dell’Italia, e dell’Europa tutta se vogliamo allargare i nostri orizzonti, è che non abbiamo ancora una legge sul consumo del suolo legata alla riqualificazione del patrimonio immobiliare esistente, nonostante la Costituzione reciti: “La Repubblica tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione”.
Asfalto e cemento fagocitano il territorio, rendendolo per altro più fragile anche verso i sempre più frequenti avvenimenti atmosferici avversi.
Le ultime stime riportate da Il Sole 24 Ore parlano di un consumo del suolo nel 2020 che è passato dal 6,8% al 7,1% in appena 4 anni, ma questo dato comprende l’intero territorio nazionale e dunque anche quelle aree su cui non è fisicamente possibile edificare. Se consideriamo solo il “suolo utile”, ovvero escludendo aree pendenti, fiumi, laghi, riserve e zone a serio rischio ambientale, il  suolo consumato sale al 9,2% di tutto lo Stivale.

Un esempio sconcertante: secondo l’ISPRA infatti, nel solo 2018 c’è stata un consumo di poco meno di 2 metri quadrati al secondo, come cementificare 15 campi da calcio al giorno.
Appena due anni dopo, nonostante un calo netto della popolazione italiana di 170mila abitanti, il suolo edificato in Italia è aumentato di 56 chilometri quadrati, secondo l’ultimo rapporto del SNPA, ovvero si è passati ad una urbanizzazione di 20 campi al giorno. Un paradosso apparentemente incomprensibile: meno abitanti, molte più case. Certamente: è impossibile recuperare tutti i vecchi edifici. L’urbanistica si evolve anche grazie alle nuove tecnologie spesso impossibili da applicare al vecchio pre-esistente. Eppure tantissimi architetti denunciano con fermezza quanto poco si stia facendo per rivalorizzare, mettere in sicurezza e modernizzare gli edifici storici, poiché abbiamo sviluppato negli anni diverse tecniche utili e innovative.

Accenni di rigenerazione urbana: un importante slancio può averlo dato il cosiddetto bonus edilizia del governo Conte, riconfermato successivamente dal governo Draghi.
Anche il sito ufficiale dell’unione europea assicura che “ per promuovere la ristrutturazione degli edifici, la Commissione europea ha annunciato l’intenzione di lanciare la nuova iniziativa denominata Ondata di ristrutturazioni, nell’ambito del Green Deal europeo. L’obiettivo è aumentare il tasso di ristrutturazione degli edifici esistenti e riunire i diversi attori del settore.”
In entrambi i casi, staremo a vedere. Il trand di consumo del suolo non si è ancora invertito, ne tanto più deflesso. Ma di questo ne parliamo meglio nel nostro prossimo speciale sulla rigenerazione urbana,

Intanto continua questa urbanizzazione selvaggia e noi che facciamo? Con il sovra-sviluppo di zone urbane periferiche, con gli innumerevoli abusi edilizi in aree protette o a rischio e con inutili nuovi spazi commerciali, ci si dimentica dei numerosi luoghi abbandonati che noi di Ascosi Lasciti, in controtendenza, esploriamo, ne facciamo soggetto di arte e ridiamo loro dignità.
Il nostro compito è quello di raccontarvi tutto questo: documentarvi lo stato attuale degli immobili e raccontarvene la storia, celandone a malincuore l’ubicazione per evitare vandalismi, e poi, ove possibile, collaborare con enti preposti al recupero.

 

*dal convegno “Paesi Fantasma. Territori nascosti dell’Italia minore” del 23/6/2005.

Se questa analisi sull’abbandono ha stuzzicato la tua curiosità, ecco una lista di articoli sulle curiosità del mondo urbex.
Altrimenti perché non esplorare virtualmente i luoghi abbandonati d’Italia o del Mondo?

L’obiettivo dell’esplorazione è toccare il fondo e la cima, toccare… per vedere se la porta si apre.
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