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Hai letto i nostri dati sul degrado urbano? Un panorama completo tra edifici abbandonati in Italia e consumo del suolo, è il mix perfetto per parlare di rigenerazione urbana.
Oltre a consigliarvi di leggerlo per avere un quadro completo, vi riassumiamo il tutto con questo dato: le ultime stime riportate dal Sole 24 Ore parlano di un consumo di suolo passato dal 6,8% del 2006 al 7,1% del 2020, ovvero una cementificazione giornaliera dell’equivalente di 20 campi da calcio.

Premesso ciò, come recuperare il “vecchio dismesso”? E cosa è stato fatto fino ad ora di concreto per attuare ciò?
La risposta ce la deve dare la cosiddetta rigenerazione urbana: la riconversione, valorizzazione e alienazione del patrimonio immobiliare pubblico, valutato oltre 400 miliardi di euro, ovvero più del 20% del Pil Italiano, attraverso la riqualificazione o il cambiamento della destinazione d’uso originaria, rappresenta una straordinaria opportunità per l’abbattimento del debito e la razionalizzazione della spesa delle amministrazioni locali.

Associazioni a tema: Il FAI, Italia Nostra e ANCI si impegnano con numerose campagne per dare importanza agli immobili di pregio, ma si tratta di poche gocce nel mare dell’indifferenza del governo e delle amministrazioni regionali. Poche sono le eccezioni nazionali atte a contrastare questa manìa immobiliare. Si, la manìa immobiliare: così abbiamo voluto chiamare questa folle urbanizzazione.
Secondo l’ISPRA infatti, nel 2020, nonostante un calo netto della popolazione italiana di 175mila abitanti, la crescita urbana non ha comunque frenato.

Alcuni tentativi micro-istituzionale: alcuni comuni si sono adoperati alla rigenerazione urbana. Per esempio i comuni di Milano e Napoli, col disegno di legge della Regione Lombardia e il ddl proposto dalla senatrice M5S Bertorotta su “L’autorecupero degli immobili abbandonati” hanno ridato spazio a questi temi nell’agenda politica degli ultimi 5 anni.
Sulla stessa scia, ad inizio 2019, è stato pubblicato un elenco di edifici di pregio idonei alla riqualificazione, da concedere a giovani artisti come atelier, al canone simbolico di 150 euro al mese. Apripista per i più complessi “patti di collaborazione”.
I patti di collaborazione sono lo strumento con cui Comune e cittadini attivi concordano tutto ciò che è necessario per la realizzazione degli interventi di cura e rigenerazione dei beni comuni. Il contenuto del patto varia in relazione al grado di complessità degli interventi concordati e della durata della collaborazione sugli spazi pubblici e sugli edifici: la cura occasionale, la cura costante e continuativa, la gestione condivisa e la rigenerazione. A seconda dell’impegno del cittadino, il comune corrisponderà un relativo rimborso economico.

Le iniziative di alcuni enti pubblici, livello nazionale: il primo bando di ANAS nel 2016 ha messo in vendita circa 30 case cantoniere. Ha fatto seguito, nel 2021 un secondo bando di 100 unità abitative. Poche, rispetto alle 650 prospettate delle 1250 totali, ma è pur sempre inizio.
Altri progetti di relativo successo, riguardano le ferrovie dismesse. Dei 6000 km di tratte FS, 13 regioni hanno aderito ad iniziative locali per il recupero, con punte in Emilia Romagna e Lombardia, a dimostrare la possibilità di sviluppo sull’intero territorio nazionale. Le stazioni con funzioni di tappa di greenway, recuperate grazie alle piste ciclabili, registrano già circa 500.000 presenze annuali.

Unico grande esempio di intervento privato, e non pubblico, su larga scala e inerente il “mattone pre-esistente” è dato da Hotel Diffuso, idea nata dall’utilizzo a fini turistici dei fondi post-terremoto nel Friuli del 1976. Il modello di ospitalità è divenuto negli anni un marchio made in Italy, tutelato dall’anonima associazione, con una normativa specifica del 1998. In Italia ci sono circa 120 alberghi diffusi, costruiti sulle rovine di altrettante frazioni disabitate. Di questi, quindici sono solo nel più virtuoso Friuli-Venezia-Giulia, ma in tutto il territorio nazionale, così è scritto “potrebbero essere molti di più, almeno 500. Dunque mancano all’appello 400 nuove imprese ricettive che avrebbero contribuito allo sviluppo turistico dei borghi, all’economia e all’occupazione (..) non perché manchino gli imprenditori, ma perché normative regionali e burocrazia spesso sembrano fatte apposta per scoraggiare chi vuole fare impresa.”

A livello macro-istituzionale: un possibile concreto cambio di rotta del quadro generale potrebbe averla data il cosiddetto Bonus 110% del governo Conte, nel 2020, per la ristrutturazione di edifici pre-esistenti. E ancora, dal 2021, sono stati depositati diversi disegni di legge per la rigenerazione urbana, atti ad una serie di agevolazioni verso chiunque decida di recuperare edifici in stato di abbandono, incluse l’esenzione dal pagamento delle pesanti tasse dell’Imu e di quella dei rifiuti, Tari. Si potranno applicare le imposte di registro, ipotecaria e catastale nella misura fissa di 200 euro ai trasferimenti di immobili nei confronti dei soggetti che attuano interventi di rigenerazione urbana pubblica o privata. Cosa potrebbe succedere invece a coloro che abbandoneranno al loro destino gli immobili senza intervenire? Il Comune potrebbe aumentare le imposte da pagare e anche le Regioni potrebbero innalzare dello 0,2% la relativa aliquota dell’addizionale Irpef. Un grande incentivo a recuperare, un bel disincentivo ad abbandonare.
Il sito ufficiale dell’unione europea assicura che “ Per promuovere la ristrutturazione degli edifici, la Commissione europea ha annunciato l’intenzione di lanciare la nuova iniziativa “ondata di ristrutturazioni” nell’ambito del Green Deal europeo. L’obiettivo è aumentare il tasso di ristrutturazione degli edifici esistenti e riunire i diversi attori del settore.”

Troppo poco, certo, ma è un inizio. Senza contare che il degrado urbano non inficia solo sull’aspetto estetico del paesaggio ma anche sulla salute dei cittadini (leggi il nostro prossimo report a tema).
L’urbanizzazione selvaggia, con il sovra-sviluppo di zone urbane periferiche, con gli innumerevoli abusi edilizi in aree protette o a rischio e con inutili nuovi spazi commerciali, si dimentica dei numerosi luoghi abbandonati che noi di Ascosi Lasciti, in controtendenza, esploriamo, ne facciamo soggetto di arte e ridiamo loro dignità.
Il nostro compito è quello di raccontarvi tutto questo: documentarvi lo stato attuale degli immobili e raccontarvene la storia, celandone a malincuore l’ubicazione per evitare vandalismi, e poi, ove possibile, collaborare con enti preposti al recupero.

Se questa analisi sull’abbandono e sulla rigenerazione urbana ha stuzzicato la tua curiosità, ecco una lista di articoli sulle curiosità del mondo urbex.
Altrimenti perché non esplorare virtualmente i luoghi abbandonati d’Italia o del Mondo?

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