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Liguria, casolare abbandonato.

Vi porto un esempio di immediata comprensione, ancora prima di esprimere il concetto che andrò ad esporvi.
Nel cosiddetto ventennio berlusconiano, ovvero la seconda repubblica, i principali oppositori, decantati anche all’estero furono cinque: Montanelli, Biagi, Santoro, Travaglio, Freccero.
Sono nomi noti a tutti. E questi personaggi, a ben pensarci oggi, paiono fortemente agli antipodi. Eppure, quando esiste una potenza comune da fronteggiare, anche le ideologie diametralmente opposte vestono lo stesso colore di squadra. E così, questa emulsione apparentemente inconciliabile di cervelli, appariva come una perfetta miscela ben amalgamata. L’irresistibile collante dell’opposizione.

Ora però, facciamo un passo indietro, per guardare ad un altro ventennio, ben diverso e assai peggiore: mi riferisco a quello fascista.
Siamo negli anni dell’occupazione tedesca sul suolo italiano. Come tempi. Geograficamente siamo sul suolo spezzino, nel levante ligure.
Più precisamente ci troviamo in una piccola frazione sui colli della Spezia, che non nominiamo per i soliti motivi di tutela e preservazione degli edifici che andiamo a mostrarvi.
Qui il primo nucleo di partigiani si forma nell’autunno del quarantatré. La piccola brigata locale è capitanata dall’avvocato protagonista del nostro racconto, che si occupa dell’organizzazione, e da un colonnello suo amico, per la pianificazione delle azioni militari.
Poche decine di militanti, organizzati al meglio delle loro possibilità. Diverse menti, tanti pensieri, tutte unite dall’ideologia antifascista.
Si accampano in una località limitrofa, con l’intenzione di non prendere iniziative ma di recepire più informazioni possibili dai Tedeschi. Solo se i soldati avversari avessero attaccato le case e le famiglie, sarebbe scattata l’immediata contro-offensiva.

8 luglio 1944. Tutto procede secondo i piani stabiliti, fin quando arriva al paese una squadra di partigiani, quelli veri,  in cerca di provviste. Durante la raccolta routinaria, giunge sul posto un’automobile militare tedesca. A bordo, un ufficiale e un autista delle SS. Si decide in fretta di arrestare la vettura, catturare i due tedeschi e disfarsi del mezzo. I partigiani veri scappano e lasciano i paesani in una situazione assai precaria e complessa.
Tutti sperano in un intervento prossimo dei compagni dai monti o in un imminente, già annunciato (ma poi mai avvenuto) arrivo degli Alleati al porticciolo di Bocca di Magra. Nel frattempo ci si deve preparare al peggio.
Un solo obiettivo: resistere quei pochi (si spera) giorni dall’arrivo degli uni o degli altri difensori.
Il nostro protagonista (l’avvocato) raduna, con il colonnello più uomini e armi che sia possibile trovare. I Tedeschi arrivano la notte stessa. C’è uno scontro a fuoco. Ma le poche pistole che sono state trovate e la mitragliatrice, che pure si inceppa, colgono impreparati gli invasori, i quali, per paura entrano in paese senza fare nulla e all’alba se ne vanno. Tornano al pomeriggio seguente, circondano il borgo e procedono al rastrellamento, ammazzano due persone e ne arrestano più di duecento, portandole sul Monte Parodi, in uno dei forti, oggi abbandonati, di La Spezia.  Tutti torneranno vivi a casa.

Diversi sono i riferimenti all’ideologia antifascista nel casolare abbandonato dell’avvocato che andiamo a mostrarvi. Già la facciata fa percepire quanto, l’eccentrico dottore in legge, amasse la simbologia. Non solo quella partigiana.
Altorilievi di aquile con corone, statue di leoni, figure aggettanti di putti e grifoni adornano la facciata della bizzarra magione. Con la sua decrepita torretta, quasi a voler ancora oggi avvistare possibili intrusi, la casa oggi abbandonata, svetta su uno dei punti più alti del paesino.

Prima antifascista, poi liberale, filogovernativo, appassionato in modo irrefrenabile di associazionismo, l’avvocato divenne presidente di una delle più grandi divisioni scout della provincia, alla metà del ‘900 per poi diventò persino presidente del Rotary club, nel decennio successivo. Nel tempo libero il proprietario del casolare amava dipingere e scolpire, oppure raccogliere le statue più stravaganti di artisti locali. Oggi è ancora tutto fieramente esposto in quello che senza dubbio resta l’edificio più eccentrico di tutto il paese. Veramente degna di nota, e immortalata da un nostro scatto, giace nella polvere e tra i calcinacci, la porta a vetro policromo raffigurante una regina che riceve frutta e fiori in dono da un cortigiano spaventato, al suo cospetto.
Perché tutto sia ridotto così malamente resta un mistero. I rampicanti che fanno capolino dalle finestre a forma di quadri, donano un’aria particolarmente sinistra a questa stranissima abitazione diroccata che fa della simbologia, ancora oggi, un punto distintivo.  Oggi, niente sembra avere un senso. Eppure, fino a ieri, l’opposizione alla tirannia faceva da collante a tutto.

Se questo casolare in degrado ha stuzzicato la tua curiosità, ecco una lista di ville abbandonate. Altrimenti perché non esplorare virtualmente i luoghi abbandonati della Liguria?

L’obiettivo dell’esplorazione è toccare il fondo e la cima, toccare… per vedere se la porta si apre.
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