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Sei nel punto più alto del Monte Pruno, in un antico borgo. Dopo circa due ore di viaggio e 45 minuti di tornanti ti ritrovi a 570 metri di altitudine, dove il silenzio si fa assordante e hanno voce solo le foglie carezzate dal vento, lo scroscio dell’acqua ancora zampillante della fontana della piazzetta e le storie dell’unico (ed ultimo) abitante di Roscigno Vecchia.
È qui che ti trovi, o più precisamente nel 1500. Sì, perché questo borgo ti catapulta nella sua storia lunga almeno cinque secoli e lì ti lascia, sospeso, per tutta la durata della tua intrusione.

Ti risulta naturale salutare con un cenno di mano il Signor Giuseppe, come se lo si fosse già incontrato prima di allora, e lo trovi lì, accomodato nella casa-museo, con la sua inseparabile pipa, la cravatta ben annodata, il basco, e quel foulard che gli da un tocco di ”antico”, come se non bastasse la scenografia che lo circonda. Da una vita. Ed è da una vita che narra aneddoti del suo passato e di quelle radici che hanno tutti abbandonato, uno dopo l’altro, ma che lui non ha mai tradito, nemmeno per amore dei figli, ad oggi sparsi un po’ qua ed un po’ là o in cambio di una vita poco più dignitosa.
Roscigno è la sua pelle e te ne accorgi subito. Da come ne parla, da come la tratta, da come la vive.

Il signor Spagnuolo trascorre le sue giornate a portare alto il nome della sua terra e a rendere giustizia alla sua storia. Nel tempo libero ama circondarsi di gatti, passeggiare tra le vie dell’antico borgo, sedersi su di una vecchia panchina, fumare, perdersi con lo sguardo e mettersi a pensare. Si concede volentieri agli scatti, spesso insistenti, dei curiosi. Ama il buon vino e lo rendi felice se gli lasci qualche pensiero. Vive di quello e di null’altro.

La casa-museo che prende a curare è un vero arsenale di oggetti preziosi (e per preziosi intendo dire antichi e perfettamente conservati). Si parte da una prima camera con al suo interno un cassettone, due valigie, un baule di ”Martino”, come segna una firma, un paio di sedie, un appendiabiti e delle cinghie il cui utilizzo non risulta chiarissimo; da qui si entra in quella che risulta invece essere chiaramente una camera da notte, ”abbellita” con un armadio ad una anta specchiata, un cassettone, accessori per la toilette, un letto matrimoniale e una culla in ferro battuto; il piccolo comodino che conduce all’uscita conserva volumi vecchissimi  di religione e sul diritto penale.
Poi si entra nella cucina: al suo interno sono custoditi utensili, piatti e tazze in ceramica, ordinatamente riposti in una cristalliera, un tavolo in legno massiccio e a circondarlo, quattro fragili sedie; poco più in là, su di una mensola, una macina per il caffè ed una trappola per topi.
Tornati al piano di sotto, si gira per i restanti spazi accompagnati dalle storie del signor Giuseppe sui suoi inseparabili gatti e su cosa amino mangiare.

La fine dell’esplorazione prevede la parte più suggestiva.
A scrutare il cuore di questo luogo, una chiesa che sembra non essere mai stata lasciata al suo destino. Ad oggi è chiusa alle visite ma fino a qualche anno fa vi si poteva ammirare l’immenso impianto centrale, l’altare, gli affreschi, le navate. Ad un centinaio di metri, lasciandosi alle spalle il borgo si incappa in una cappella chiusa al pubblico (ma che si può sbirciare attraverso un cancello) e, subito a destra, in un cimitero antico di almeno duecento anni, come suggerisce il più longevo epitaffio, risalente alla seconda metà del 1800.

Roscigno Vecchia attira migliaia di turisti ogni anno ed è definita la ”Pompei del Novecento”. Affranta da terremoti e frane resta in piedi con composta dignità. Nonostante l’abbandono. Nonostante l’isolamento. Nonostante i secoli.

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Se questo antico borgo ha stuzzicato la tua curiosità, ecco una lista di borghi abbandonati. Altrimenti perché non esplorare virtualmente i luoghi abbandonati della Campania?

L’obiettivo dell’esplorazione è toccare il fondo e la cima, toccare… per vedere se la porta si apre.
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