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La storia di questo garzificio dismesso ha inizio più di un secolo fa, precisamente nel 1907, ad opera di Luigi Gaetano Ceschina, allora rappresentante di articoli di medicazione e chirurgia. Tali prodotti erano ai tempi principalmente importati dall’estero, il che fece nascere al giovane Ceschina l’idea di fondare questa azienda, la prima in Italia, a produrre suddetti articoli a partire direttamente dalla lavorazione del cotone grezzo. L’azienda ebbe un successo tale che sarebbe diventata la più importante industria italiana del settore.

Il garzificio era composto da molti edifici, di alcuni dei quali ad oggi rimangono solo pochi muri di mattoni perimetrali. Si estendeva su una superficie molto vasta, adiacente al corso di un fiume le cui acque venivano sfruttate per generare energia meccanica.
Successivamente, la Grande Guerra fece espandere e prosperare l’azienda, in quanto, in questo periodo, oltre alla produzione di materiale medico, si avviò la realizzazione di cotone per armi (fulmicotone) e maschere antigas. I racconti tramandati da quegli anni affermano che le nuove maschere venivano testate da Ceschina stesso che, per i suoi meriti, venne nominato Cavaliere del Lavoro nel 1937.

L’imprenditore si spense nel 1960, lasciando la solida azienda ai figli. L’attività proseguì fino al 1976 quando il 25 Ottobre, Mario, uno dei due, venne rapito dalla mafia e in breve tempo ucciso, pur essendo stato pagato dalla famiglia un riscatto di quasi 500 milioni di lire.
In seguito a questo triste evento la fabbrica iniziò un veloce declino fino a chiudere definitivamente. Da allora giace in uno stato di abbandono e l’area è pian piano riconquistata dalla vegetazione. Purtroppo anche la storia di questa industria, che tanto è stata importante per la croce rossa italiana durante le guerre, si sta lentamente dimenticando.

Le foto di queste articolo risalgono a diverse esplorazioni, certe di alcuni anni passati. Ogni esplorazione in qualunque stagione ci si trovi, regala sempre nuovi punti di vista e particolari da fotografare. Ho sempre trovato un senso di pace e serenità passeggiando tra questi vecchi edifici invasi dalla natura; fra tutti, quello che attira maggiormente l’attenzione dei fotografi è un vecchio muro ormai ”fuso” con un albero che sta letteralmente crescendo in esso. Una meraviglia di come la natura rivendichi tutto ciò che le è stato in passato sottratto.

Se il garzificio dismesso ha stuzzicato la tua curiosità, ecco una lista di fabbriche abbandonate. Altrimenti perché non esplorare virtualmente i luoghi abbandonati della Lombardia?

L’obiettivo dell’esplorazione è toccare il fondo e la cima, toccare… per vedere se la porta si apre.
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