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Anno 1948.
L’Italia prepara il salto economico dal trampolino di lancio post-bellico. Entra in vigore la Costituzione e alle elezioni politiche per il primo parlamento repubblicano, la Democrazia Cristiana ottiene la maggioranza assoluta dei seggi. Ne conseguirà subito dopo l’elezione del moderato Luigi Einaudi come capo dello Stato.
La Nazione aderisce al noto piano Marshall, perciò nel solo primo anno verranno assegnati al Paese aiuti per circa 700 milioni di dollari. A Londra iniziano le quattordicesime Olimpiadi che si concluderanno proprio il 14 agosto. Nel corso dei Giochi, l’Italia vincerà otto medaglie d’oro nelle sette discipline di: lancio del disco, canottaggio, ciclismo, pugilato, lotta greco-romana, pallanuoto e spada individuale.

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Tutto è pronto per il prossimo boom economico.  Il Settentrione, come sempre, sarà quello a beneficiarne maggiormente: il sud Italia non è ancora meta di vacanze per la popolazione del centro-nord peninsulare. La Sardegna è quasi sconosciuta al turismo. La riviera Romagnola e la Versilia fanno da padroni nel settore vacanziero estivo, assieme alla Liguria. Proprio in quest’ultima, nello stesso anno, viene terminato il sontuoso Albergo della costa ponentina, protagonista della nostra prossima esplorazione.

Nascita. L’immobile, aperto al pubblico solo tre anni dopo, nel 1951, vantava di una superficie di circa 6.000 mq. Davanti alla sua facciata, un intero bagno attrezzato di lettini e ombrelloni. Nelle camere, televisione e telefono: beni, per quell’epoca, tutt’altro che scontati.
Il copione per mezzo secolo non è cambiato: clientela nostrana benestante e stranieri si sono riversati in massa sulle coste della Mezzaluna spalmandosi tra le spiagge corte del Levante e quelle più lunghe del Ponente, dando da mangiare a migliaia di attività ricettive. Il cosiddetto turismo di qualità, disposto a pagare senza troppi escamotage per godersi il meritato riposo.

Nel nuovo millennio, cambiò qualcosa. Il numero dei turisti, come riferiva l’Assoalberghi, continuava a calare, eppure nel 2002, anno in cui si registrò un boom del 20% in più di visitatori, le prenotazioni andarono in controtendenza per quasi tutti gli albergatori, chiudendosi  ad un “meno 20 per cento”. Molti alberghi chiusero e furono trasformati in residence o addirittura in seconde case. Il mercato del mattone, in quel periodo, iniziò a divenire decisamente più redditizio che quello turistico. La fotografia scattata dagli albergatori iniziava ad essere preoccupante. Gli enti liguri si interrogavano sulle cause del tracollo, mentre gli imprenditori imputavano questa tendenza negativa alle politiche inadeguate per rilanciare l’immagine di una Riviera diventata troppo vecchia. Fatiscenti le facciate degli edifici, troppi pochi i servizi offerti ai turisti. La riviera adriatica offriva ed offre tutt’oggi sicuramente un migliore servizio. Il sud Italia, le isole ed in particolar modo la Sardegna han saputo investire meglio sulla propria immagine, sia in casa e che all’estero. Così la bellissima ma inerme Liguria divenne sempre più sinonimo di noia.

Dilemma tutto ligure. Cosa può allontanare il turista desideroso di riscattarsi da mesi di lavoro, di stupirsi, gioire in spensieratezza, se non un luogo noioso?
Il presidente regionale della Federalberghi, proprietario niente meno che dell’edificio che andiamo a mostrarvi, in un’intervista osservò che “la stragrande maggioranza degli hotel sono vecchi, costruiti dopo la seconda guerra mondiale e almeno la metà sono dati in gestione (nel Savonese, il 63 per cento delle 750 attività). Una volta pagate le spese, le tasse e gli affitti restano le briciole per investire e migliorare l’offerta. In Liguria hanno già chiuso ben cinquecento alberghi, una vera emorragia” Un sistema interamente bruciato dall’inedia, come l’albergo protagonista della nostra storia.
Di lì a poco, lo stesso intervistato sarà costretto a gettare la spugna, lasciando la struttura in mano a terzi.

Chiuso definitivamente nel 2005 e posto sotto sequestro, fu oggetto di indagine fino alla scoperta di una speculazione immobiliare da 20 milioni, dietro un finto condono.  Secondo la polizia locale il fine ultimo era quello di ottenere l’autorizzazione edilizia, per poi abbattere l’albergo e costruire un residence.
L’hotel in vendita per 7 milioni, fu vittima negli scorsi anni di alcuni roghi appiccati da ragazzini incoscienti, addirittura minorenni. Il movente per aver bruciato questo albergo? Sembra uno scherzo del destino: “fu per noia”, recitano le pagine delle testate locali. Certo che fa proprio dei brutti scherzi, questa noia.

Se questo albergo bruciato dalle fiamme ha stuzzicato la tua curiosità, ecco una lista di alberghi abbandonati. Altrimenti perché non esplorare virtualmente i luoghi abbandonati della Liguria? L’albergo bruciato è solo uno dei tanti che abbiamo riscoperto.

L’obiettivo dell’esplorazione è toccare il fondo e la cima, toccare… per vedere se la porta si apre.
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