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La Casa Rossa sorge su un’altura, tra le verdi colline pugliesi che fanno da confine tra la Murgia e la Valle d’Itria, a circa 3 km dal centro di Alberobello, sulla strada per Mottola. Una posizione così bella che mai potrebbe farti pensare alla funzione di “campo di concentramento” e di tutte le successive destinazioni d’uso.
La masseria si sviluppa su tre piani ed è costituita da una trentina di stanze di varia grandezza. Già dall’esterno si nota il grave stato di conservazione in cui versa, con il rosso delle mura sbiadito e screpolato. Accanto alla struttura principale, ci sono anche quattro trulli, anch’essi in avanzato stato di degrado, che costituiscono la parte più antica dell’edificio.

La sua storia viaggia per tutto il XX sec, e inizia più precisamente nel 1896, quando il sacerdote Francesco Gigante, due anni prima della sua morte, lasciò il suo vasto patrimonio per la realizzazione di una Scuola Agraria ad Alberobello. Il “pastore” era fortemente convinto che la terra fosse fonte di ricchezza e di benessere sociale, pertanto dedicò gran parte della sua vita all’agricoltura; l’istituto doveva dare al paese ”esperti e laboriosi agricoltori e onesti e pii cittadini”. Era scuola teorica e pratica, possedeva un convitto e accoglieva anche allievi esterni.

Purtroppo con l’entrata in guerra dell’Italia nella seconda guerra mondiale, lo stabile fu requisito dal Ministero dell’Interno per impiantarvi il più longevo campo di concentramento di polizia italiano. Secondo le autorità fasciste, la masseria si prestava in maniera eccellente in quanto: isolata, facilmente vigilabile e lontana dai fronti di operazioni militari.
I suoi “ospiti” furono ebrei italiani, polacchi e cecoslovacchi.

Dopo il 25 luglio 1943 gli “ospiti” cambiarono: questa volta a essere internati furono gli stessi fascisti pugliesi che avevano ricoperto cariche di prestigio. Da campo di concentramento e “campo di prigionia”. Poi, finita la guerra venne la volta delle “indesiderabili”: donne ex collaborazioniste, ma anche di sbandate e prostitute. Tra di loro anche madri che portarono all’interno della Casa Rossa i propri figli. Solo nel 1949 la sua funzione terminò per trasformarsi in centro di rieducazione minorile maschile con Istituto professionale Agrario.
Insomma, da campo di concentramento, a prigione di guerra, a luogo di “confinamento dei problemi sociali”.
Dal 1977, il suo abbandono e oblio.

Il 5 dicembre 2007 la Direzione regionale per i beni culturali e paesaggistici della Puglia ha dichiarato “Casa Rossa” bene di interesse storico-artistico, sottoposto alle tutele del decreto legislativo 22 gennaio 2004 n.42.
Nonostante ciò, versa nel degrado, ma forse è questo l’inesorabile destino: questo luogo è stato sempre visto dalla gente locale come posto di sofferenza, un qualcosa di cui non essere fieri, anzi, da allontanare per sempre.

Se questo edificio, divenuto poi campo di concentramento, abbandonato ha stuzzicato la tua curiosità, ecco una lista di altre masserie abbandonate. Altrimenti perché non esplorare virtualmente i luoghi abbandonati della Puglia?

L’obiettivo dell’esplorazione è toccare il fondo e la cima, toccare… per vedere se la porta si apre.
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