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Il Volo del calabrone” è un brano tratto dall’opera “La fiaba dello zar Saltan” di Nikolaj Andreevič Rimskij-Korsakov, che accompagna la scena di metamorfosi in insetto del protagonista Gvidon.
Questa composizione è ben nota per l’estrema velocità della sua esecuzione: è infatti utilizzata da molti musicisti come dimostrazione di virtuosismo.

Vi chiederete perché abbiamo scelto tale titolo ad accompagnare le foto di questa chiesa fratturata ed annientata dal tristemente noto sisma del 2016…ebbene, qui si parla del lato pratico dell’esplorazione, che è stata una delle più impegnative ed adrenaliniche degli ultimi tempi.
La chiesa, posta direttamente dinnanzi ad una strada, era in una posizione dalla quale avremmo potuto essere ben visti dalle abitazioni circostanti. Confidammo nelle condizioni meteo uggiose. Un cane, allertato dai nostri movimenti, non la smise un attimo di abbaiare. Ci arrampicammo tra le macerie scivolose con la velocità e la precisione degni di un virtuosista intento ne “Il volo del calabrone”, raggiungemmo con fatica la cima dei detriti per scoprire quanto questo scorcio superstite fosse magnifico.
Le analogie con il brano più rapido della musica classica non si fermarono al ritmo serrato della nostra arrampicata: una volta arrivati sul punto più alto delle macerie, decidemmo di spostarci in prossimità dell’altare per ripararci sia dall’acqua che dalla gente. Proprio lì udimmo un ronzio fortissimo che sovrastava qualunque altro rumore: il ronzio di un traffico di calabroni grandi quasi quanto il palmo di una mano che si spostavano laboriosi e senza sosta dentro e fuori una crepa della volta, dove penzolava ormai stanco un lampadario.

Con il cane che continuò imperterrito a segnalarci nei paraggi della chiesa terremotata ed un viavai di persone proprio sotto la nostra posizione, fu più il tempo che passammo rannicchiati in attesa di quiete che gli attimi dedicati ai nostri scatti.
Poche foto, ma quante bastano a portare alla luce una nicchia di rara bellezza decadente: poche altre volte siamo stati tanto rapiti dal fascino triste e magnetico dell’abbandono.
Dietro l’altare trovammo una targa che ci colpì particolarmente: la chiesa era stata fieramente restaurata in seguito ad un altro terremoto, per poi essere sventrata in modo irrecuperabile solo qualche anno più tardi.
Una morte, una rinascita e un definitivo e triste epilogo per tanta meraviglia.

Il testo di questo articolo è stato scritto da Giulia Massetto.

Per vedere tutte le altre foto scattate in questa chiesa terremotata vi rimandiamo all’album di Tesori Abbandonati: IL VOLO DEL CALABRONE.

Se questa chiesa terremotata ha stuzzicato la tua curiosità, ecco una lista di edifici religiosi abbandonati. Altrimenti perché non esplorare virtualmente i luoghi abbandonati delle Marche?

L’obiettivo dell’esplorazione è toccare il fondo e la cima, toccare… per vedere se la porta si apre.
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