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Nell’entroterra genovese, a Favale di Malvaro, terra di ardesia e di “grani”, ovvero ceci, fave e piselli, nonché di emigranti, sorge un paesino abbandonato, poche case divise in due gruppi, totalmente avvolte dal bosco, per lo più di castagno, a circa un’ ora e mezza dalla prima strada asfaltata, da cui parte un sentiero in località Alvari.
Arena Inferiore e Arena Superiore, abitate allora da contadini (teoricamente da alcuni scritti tutti di cognome Boitano), offrivano una terra stranamente ricca da coltivare ma difficoltosa da raggiungere, comunque sufficiente per l’epoca a mantenere una vita dignitosa e talvolta gioiosa, non mancavano infatti momenti di aggregazione sociale in occasione delle transumanze del bestiame in quota. Finché non arrivarono le strade asfaltate, con esse mutarono i bisogni e anche i sogni delle persone, molti rincorsero il desiderio di una nuova vita, anche oltreoceano, i borghi si spopolarono e anche Arena ne fu vittima. Giusto per ricordare, i genitori del fondatore della Banca d’America e d’Italia nacquero proprio a Favale di Malvaro, dove si svolge la festa annuale dei Favalesi d’America, a cui partecipano abitualmente molti emigrati e discendenti che tornano per l’occasione.

Il motivo dell’abbandono è proprio la posizione impervia, anche se alcuni hanno provato a conservare e ristrutturare qualche costruzione.
Molte sono diroccate, alcune conservano i muri perimetrali, altre invece sembrano aver bisogno solo di una bella manutenzione, perché nel corso del tempo qualcuno ha cercato di mantenerle in vita.
Stupenda la chiesetta in pietra dedicata a San Vincenzo (secondo alcuni), risalente alla prima metà del XIX secolo, che accoglie i viandanti appena giungono nel paesino abbandonato: un gioiello di manifattura artigianale, pietra su pietra che di sicuro lì non mancava. Ormai la volta della copertura non c’è più, ne rimane una piccola porzione e un altare fatto di pietra e fango. In realtà l’edificazione fu piu complessa ma tempo e maltempo ormai si sono mangiati tutto ciò che adornava e abbelliva la chiesetta, dai pannelli di legno ai dipinti religiosi.
Il sindaco di Favale auspicava negli stanziamenti di fondi anche europei per la possibile rinascita del borgo, oltre poi ai bonus erogati dallo stato italiano. In effetti qualche miglioramento si intravede, i sentieri sono mantenuti molto puliti anche per la vicinanza con l’Alta Via dei monti Liguri, qualche casetta presenta segni di manutenzione extra e si spera che non rimanga solo una meta da trekking o per qualche nostalgico abitante della valle.

Profumo di un tempo perduto.
Certo che noi moderni mai ci sogneremo di abitare ad un’ora e mezza di strada a piedi dal primo contatto umano!
Un piccolo borgo che sembra un miraggio dopo la lunga passeggiata, una quiete e una vista splendide, persino la piccola chiesetta mi dà una bella sensazione, nonostante sembri essere stata dimenticata anche dai Santi…
Rendersi conto che si viveva senza energia elettrica e con quello che la campagna offriva, qualche animale per la carne e i derivati, ma, tolto questo, il nulla, è veramente fuori dalle nostre concezioni. O meglio, per gli smanettoni di internet del XXI secolo può sembrare una prigione piuttosto che una realtà vivibile e stimolante. Tutti compresi, perché il telefono lo usiamo come una prolunga di noi stessi, non rendendoci conto che probabilmente è solo una proiezione offuscata di ciò che ci costringono ad essere.
Ogni tanto un bagno nel “niente” dà modo di concepire idee diverse e molteplici prospettive. Mantenendo la nostra posizione privilegiata ma con una consapevolezza mutata.

TESTO E FOTO: GIULIA NEMO

Se questo paesino abbandonato ha stuzzicato la tua curiosità, ecco una lista di borghi abbandonati. Altrimenti perché non esplorare virtualmente i luoghi abbandonati della Liguria?

L’obiettivo dell’esplorazione è toccare il fondo e la cima, toccare… per vedere se la porta si apre.
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