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Partiamo da ciò che resta;
– Una grossa fabbrica in mattoni, quasi totalmente crollata e divorata dalla vegetazione, con suggestivi attrezzi degni da museo di archeologia industriale.
– L’ex area uffici e nucleo residenziale, dove alcuni dirigenti vivevano, oggi in discreto stato di conservazione.
– Il capannone principale della fabbrica smantellata, che resta oggi pesantemente inquinato.
– Il complesso è infine contornato da strade in cemento dove ormai crescono non soltanto erbacce, ma veri e propri alberi di acacia.

“Polvere eri.”
Era il 1903 quando nacque sul territorio dell’alta Toscana, lambita dal grande fiume che la solca, la prima grande fabbrica che diede lavoro a numerose famiglie. Una società italiana che si occupava di estratti concianti e coloranti, settore assai di moda all’epoca. Questa attività fu l’attività dominante, fino agli ai ’70, anni in cui i mercati erano profondamente cambiati e le esigenze stavano mutando. Fu così che nella stessa area venne aperto questo gigantesco mondo lavorativo che oggi andiamo a mostravi. Di che ambito stiamo parlando? Produzione e commercio all’ingrosso e dettaglio di legnami, in particolare produzione di pannelli truciolari destinati al mercato dell’arredamento.

“Polvere producevi”.
Dagli scarti del legno e dalla sua stessa polvere di lavorazione, a pannelli ben robusti.
La più grande delle due attività si occupava di questo. L’altra di plastificazione. Per la bellezza totale di diciassette ettari.
Negli anni ’90 la fabbrica fu rilevata da un’altra azienda e poco dopo affittata a quello che sarà l’ultimo dei proprietari.
Debitrice di quasi 200 miliardi delle vecchie Lire, l’attività fu chiusa provvisoriamente dal 2002 dopo aver ricevuto l’ok, in un primo momento, dal ministero del lavoro e delle politiche sociali ai fini di sovvenzionare la retribuzione salariale ed a scopo di rinnovamento dell’azienda. Da giugno dello stesso anno la ditta fu autorizzata ad utilizzare i suoi rifiuti (comprensivi del “polverino”) come combustibile alternativo per la produzione di calore, fino al marzo del 2003.

“Polvere ritornerai”
Le associazioni ambientaliste della zona si mossero in massa per denunciare l’emergenza ambientale e i gravi pericoli per la salute della popolazione a causa delle emissioni dello stabilimento, posto vicino al centro urbano; a seguito del processo lavorativo infatti lo stabilimento suddetto emetteva polveri, fumi e inquinanti in atmosfera (in particolare formaldeide, diossine e PCB) con polveri di legno lavorate chimicamente, che avevano seri effetti tossici; un secondo fattore di grave rischio ambientale era rappresentato dallo smaltimento delle acque di lavorazione reflue provenienti dal dilavamento meteorico dei piazzali ove era stoccato il materiale inquinante del ciclo dei rifiuti, con lo scarico diretto nel fiume. Inutile specificare che i sistemi di depurazione, secondo le associazioni ambientaliste, non sarebbero state assolutamente adeguate.
Risultato? Circa cento operai, messi per un breve periodo in cassa integrazione, persero il lavoro. Un numero non piccolo, pensandolo già in termini assoluti. Contando le esigue dimensioni del paese che ospitava la fabbrica, le proporzioni impressionano a dir poco.
Due anni dopo diverse proroghe, la concessione è stata annullata e così si è decretata la parola fine e “fallimento” nel 2004. E’ sopravvissuta una filiale in Lombardia dell’ultima ditta. Quella che giace oggi in Toscana invece è stata parzialmente smantellata. Restano distese di amianto lasciate all’aria aperta, adiacenti a mura precarie e tettoie spioventi e semi-crollate.

Dopo questo viaggio multimediale, accompagnato dalla voce del nostro Andrea Lucarini, vi lasciamo in quest’ultima Galleria fotografica di “Mr Pitone”, le foto di come si presentava un tempo la fabbrica.

Per vedere altre foto di come era la fabbrica prima che fosse smantellata, sfoglia l’album di Mr Pitone.

Se questa fabbrica smantellata ha stuzzicato la tua curiosità, ecco una lista di industrie abbandonate. Altrimenti perché non esplorare virtualmente i luoghi abbandonati della Toscana?

L’obiettivo dell’esplorazione è toccare il fondo e la cima, toccare… per vedere se la porta si apre.
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