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Un cimitero abbandonato, la sua storia e i ricordi svaniti.

“Tutti gli uomini nascono uguali però è l’ultima volta in cui lo sono”
Concisa, cruda e brutalmente vera, la citazione di Abraham Lincoln si adatta perfettamente alla vicenda che vi racconto.
Nell’entroterra della Liguria di mezzo, c’è un cimitero nel bosco. Un cimitero dimenticato o quasi. Pochissime lapidi, costruito su un piano inclinato, una piccola cinta muraria a protezione e una nicchia dove giacciono spoglie mortali e vasi di fiori finti. Essenziale, scarno ed estremamente malinconico.

In realtà, ciò che rende speciale questo cimitero abbandonato è la sua triste storia. Forse qualcuno che qui è sepolto cerca ancora la pace eterna e soprattutto la condizione di parità come essere umano.
Nel XIX secolo, viveva una famiglia di contadini e cantastorie (girovaghi durante il periodo invernale, si esibivano anche nel basso Piemonte e in Lombardia), chiamati “Scialin” ovvero ‘allegri’.

Andrea e alcuni parenti, di culto valdese, cercando inspirazione per gli spettacoli, chiesero al parroco cattolico dell’epoca una Bibbia, per poterla studiare. Arrivò il netto rifiuto perché proprio in quegli anni la piccola comunità che professava culto valdese ( oggi evangelica metodista, di stampo protestante) stava raccogliendo molti consensi e si stava allargando. I ragazzi si ingegnarono allora, riuscendo a reperire a Genova una copia della Bibbia, traduzione del Seicento di Giovanni Diodati. Bibbia Protestante. E questo fu l’inizio dei conflitti aperti tra Chiesa cattolica e valdesi. Nel 1849 fu fondata anche la chiesa valdese, alla quale si unirono molti seguaci, e ovviamente il clero cattolico, venuto a conoscenza della scrittura apocrifa portata in paese dagli ‘Scialin’, attuò con qualsiasi mezzo una dura repressione tacciandoli di eresia. Osteggiando la famiglia ‘Scialin’ anche sul fronte sentimentale, rifiutandosi di celebrare il matrimonio tra Giuseppe ‘Scialin’ e Vittoria, che allora si rivolsero al parroco di una cittadina vicina, il quale però avvertito dell’arrivo dei due ragazzi si barricò nella canonica.
I ragazzi quindi decisero di andare a convivere, cosa proibitissima ai tempi, innescando una reazione a catena da parte delle autorità ecclesiastiche cattoliche, per la quale furono prelevati dai carabinieri e imprigionati in una vicina cittadina costiera in attesa di giudizio. La pena fu lieve, furono poi scarcerati, purtroppo Giuseppe minato dalle umiliazioni subite da parte dei concittadini e dai mesi di carcere morì poco dopo, nel 1855.
Vittoria invece resistette fino al 1918.
Questa chiesa valdese rimase attiva fino al 1919. Molti discendenti emigrarono nelle Americhe, dove fondarono altre chiese e comunità valdesi. Gli ultimi Scialin spirarono circa 50 anni fa senza eredi. Alcuni esponenti della chiesa valdese vivono ancora oggi nei dintorni, forse un po’ in disparte, ma un passo in avanti nella riconciliazione è stato fatto nel 2013, quando il vescovo locale, per volere di un giovane parroco, in concerto con il referente dei valdesi, posò una targa di ‘fine delle ostilità’, nella stessa chiesa ove la prima lapide recitava ” A guardia del cattolico dogma, contro la qui intrusa valdese eresia”. Accompagnata dall’astensione del vescovo ad ogni commento riguardante gli accadimenti passati.
Purtroppo la lapide di pace è ormai avvolta dalla nebbia della memoria.
La “colpa” del culto valdese, secondo i canoni della chiesa cattolica, era ed è tutt’ora quella dell’apertura mentale, dell’assenza di gerarchie nell’organizzazione della chiesa, della gioiosità della vita, pur in ambito religioso. Ricordo per la cronaca che il culto valdese è aperto ad oggi a tematiche come l’omoaffettività e l’aborto, la convivenza, il testamento biologico, l’eutanasia, la contrarietà ad esporre il crocifisso nei luoghi pubblici . Scomodo, evidentemente, per tanti.

“Memento, homo, quia pulvis es, et in pulverem reverteris”
Tutti noi, prima o poi.
La visita a questo cimitero abbandonato mi ha lasciato ancora una volta profondamente delusa dal genere umano e molto turbata.
Da questo presupposto e dalla storia che vi ho raccontato, ancora non capisco perché molti si ostinino a cercare di prevaricare gli altri. Cos’è nella testa che ti fa pensare di essere migliore di un altro? Quale oscuro male brucia i neuroni, arrugginisce il cuore e ti mangia l’anima? Perché da atea io non posso capire. Non so cosa spinga una persona ad annullare il valore di un individuo, a togliere dignità a qualcuno solo perché ‘diverso’… Eppure questo “male” aleggia tra ogni ceto sociale, nella totalità delle situazioni umane, che umane non si possono definire.
Se poi il concetto di base arriva dalla religione, che dovrebbe unire ed essere un punto d’incontro nella ragnatela dei contatti, un modo per volersi bene, anche se il nome del dio adorato è diverso, allora capisco ancora meno. Lungi da me ogni tipo di giudizio, che ritengo sporco in quanto tale. Nessuno ha il diritto di giudicare. È evidente però che la necessità di prevaricare e soggiogare, portare ad una condizione di inferiorità il proprio vicino è insita nel comportamento umano … O forse, semplicemente, si è vittime di retaggi culturali che offuscano la capacità delle persone di estraniarsi dal giudizio della massa e operare scelte basate sulla coscienza e non sul bisogno di seguire un dogma.

L’ormai illeggibile immagine, dal cancello del piccolo cimitero, di una lucerna che strappa il velo alle tenebre, nel suo silenzio, dice tutto.

Se questo cimitero abbandonato ha stuzzicato la tua curiosità, ecco una lista di chiese, aree sacre e cimiteri abbandonati. Altrimenti perché non esplorare virtualmente i luoghi abbandonati della Liguria?

L’obiettivo dell’esplorazione è toccare il fondo e la cima, toccare… per vedere se la porta si apre.
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