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Siamo in una zona verde del Friuli Venezia Giulia, vicino a una strada particolarmente trafficata. Ci incuriosisce una strada sterrata, ridotta ormai ad uno stretto sentiero, dove si nota quello che resta di un supporto che un tempo reggeva una sbarra. Forse era una di quelle entrate che probabilmente in passato erano chiuse, il cui accesso dei mezzi veniva regolamentato, ma che ormai non esiste più. Ci incamminiamo nella vegetazione, a tratti molto fitta, che in alcuni punti però si apre in ampie radure. Dopo qualche centinaio di metri ecco apparire un comprensorio, enorme, un insieme di vari fabbricati abbandonati, apparentemente costruiti in epoche diverse.

Ad un primo sguardo sembra un’ex fattoria, siamo in mezzo alla natura ed è difficile distinguere qualche segno dell’originale funzione di questi fabbricati abbandonati. Molte stanze hanno il tetto crollato, in alcuni punti anche il pavimento non esiste più, ovunque assi di legno, calcinacci e tegole. Le finestre dei caseggiati più vecchi hanno pesanti inferiate, mentre i manufatti più moderni hanno residui di infissi di legno, come quelli che si vedono percorrendo le scale che portano a un ballatoio, affacciato su una sorta di cortile.
Cerchiamo segni di un’attività ormai scomparsa, qualcosa che possa farci capire che cosa serviva questo enorme spazio produttivo. Ci occorre un po’ di tempo per trovare informazioni utili. Alla fine ci riusciamo. Siamo in una fabbrica che lavorava marmo e altre pietre. Lo si intuisce dai resti di un laboratorio, e soprattutto dai pezzi di lastroni che troviamo in un ex deposito quasi interamente crollato. Troviamo altri resti di lavorazione vicino ad un fabbricato ad uso abitativo, o forse sede degli uffici e notiamo un angolo cottura, lo scheletro di un divano, la porta di un frigorifero. Dove invece si trovava il laboratorio vero e proprio, c’è una sorta di forno, con una grande porta in ferro, sotto sono rimasti cavi e tubature. Proprio qui notiamo una data, 4 aprile 1962. Che si riferisca alla costruzione del complesso? Probabile.

Alcune parti del fabbricato sono più danneggiate di altre, in ogni caso ridotte in pessime condizioni. Tutto pare abbandonato da decenni al suo destino, senza recinzioni, senza cartelli, senza nessuna indicazione. Nel verde spunta un carrello, in un’altra costruzione diroccata notiamo altri supporti di ferro, che servivano per bloccare le lastre di pietra da tagliare. All’esterno, impilate, troviamo tante, tantissime lastre di pietra tutte uguali.

Continuiamo a girare attorno ai muri perimetrali, entrando dove possibile, e si scorge ancora qualche segno della vita di un tempo, seppur minimo, come una scala, una balaustra arrugginita, caduta e semi piegata, qualche pneumatico, rifiuti domestici e abbigliamento dismesso.

Al termine dell’esplorazione, proprio quando stiamo per andarcene, ecco emergere dall’erba la carcassa di un’automobile, davanti alla facciata dell’edificio principale. Sembra sia stata compressa, forse data anche alle fiamme, impossibile distinguere il modello. Chissà poi perché è stata ridotta in questo stato.

Lasciamo questo luogo dimenticato da tutti, consapevoli che ancora una volta un altro sito produttivo non è stato riutilizzato ma semplicemente chiuso e abbandonato. Stando alle condizioni generali, forse basterà qualche anno perché tutto si riduca solo a un grande cumulo di macerie…

Per vedere altre foto: https://bit.ly/3H1h6rQ

Per saperne di più: https://bit.ly/3WG6C6W

Se questi fabbricati abbandonati hanno stuzzicato la tua curiosità, ecco una lista di fabbriche e industrie abbandonate. Altrimenti perché non esplorare virtualmente i luoghi abbandonati del Friuli Venezia Giulia?

L’obiettivo dell’esplorazione è toccare il fondo e la cima, toccare… per vedere se la porta si apre.
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