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È domenica mattina, e come spesso accade vado in giro a caccia di nuovi edifici abbandonati da fotografare insieme a qualche amico fidato.
Ci troviamo nella bassa ferrarese, zona molto ricca di casolari ormai in disuso. Dopo alcune verifiche andate male, passiamo davanti ad una villetta diroccata, e ci fermiamo, incuriositi.

– Bah. Mi sembra parecchio povera, secondo me non c’è nulla di interessante dentro.
– Ti sbagli! Può riservare sorprese! Meglio andare a controllare.
– Ok! Spegni la macchina che vado a vedere com’è. Lascio tutto qui, tanto sarà talmente brutta che la reflex non servirà!

Percorro velocemente il vialetto che porta alla villa e una volta davanti mi accorgo che la porta di ingresso è aperta. Entro e faccio una rapida perlustrazione di tutte le stanze.
Chiamo il “socio” rimasto in macchina:
– È molto, molto bella. Arrivo che passo a prendere le mie cose.

Impossibile parcheggiare l’auto lì: un corso d’acqua costeggia un lato della stradina; mentre dall’altro lato c’è un fosso, quindi percorriamo alcuni chilometri alla ricerca di punto un cui potere posteggiare, ma l’unico spiazzo disponibile si rivela essere il parcheggio di un ristorante\affittacamere.
Visto che ormai è ora di pranzo, decidiamo di approfittarne anche per mangiare.
Con le pance piene e totalmente soddisfatti di ciò che offriva la casa, iniziamo la lunga camminata in direzione della villa abbandonata.
Con molta calma fotografiamo tutte le camere dell’abitazione curiosando anche tra i tanti documenti, lettere, contratti, cartelle cliniche che sono rimasti incustoditi tra quelle mura per cercare di ricostruire la storia di chi ci ha vissuto.

Il proprietario era Roberto, nato in Egitto da una famiglia italiana. Suo padre, per motivi di lavoro, spesso era costretto a trascorrere lunghi periodi della sua vita all’estero insieme alla moglie.
Proprio durante una di queste trasferte lavorative in Egitto venne alla luce Roberto, che in seguito abitò a Roma, frequentò le scuole, iniziò a lavorare per un’azienda che si occupava di turismo, si sposò e diventò padre.
Forse non era la vita che aveva sempre sognato o forse il matrimonio non lo rendeva abbastanza felice e appagato, non lo sapremo mai… Ma sta di fatto che svariati anni dopo aver pronunciato il grande “Sì” si innamorò di un’altra donna, e per lei divorziò dalla moglie.
La nuova compagna, tredici anni più giovane di Roberto, era originaria di Ferrara, ma anch’essa abitava nella Capitale (forse per motivi di studio o di lavoro).
Inizialmente rimasero a Roma, ove si sposarono, ma nel 1987 vendettero la loro casa per trasferirsi in questa villetta isolata, circondata da campi coltivati nella bassa ferrarese.
Qui non pagavano affitto; è ancora presente il contratto di comodato gratuito intestato ai due; suppongo che un qualche amico o parente di lei avesse sfitta questa abitazione e piuttosto che lasciarla vuota abbia fatto questo grande regalo alla coppia.
Negli anni successivi al trasferimento, Roberto ebbe parecchi problemi di salute: era diabetico, col cuore malandato, ed in seguito subentrò anche un cancro. Tutte queste patologie lo portarono ad una morte precoce nel 1995.
La moglie continuò a vivere in questa villetta ancora per qualche anno, poi di lei si perdono le tracce. Non è dato sapere se sia morta o si sia trasferita altrove.
Si sa solamente che i calendari sono fermi al 1999.

Un ringraziamento speciale a Vrbesqve che mi ha aiutato nella preziosa ricostruzione di questa storia.

Per vedere tutte le altre foto scattate in questa villetta diroccata vi rimandiamo all’album di Tesori Abbandonati: LE DUE VITE DI ROBERTO.

Se questa villetta diroccata ha stuzzicato la tua curiosità, ecco una lista di ville abbandonate. Altrimenti perché non esplorare virtualmente i luoghi abbandonati dell’Emilia Romagna?

L’obiettivo dell’esplorazione è toccare il fondo e la cima, toccare… per vedere se la porta si apre.
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