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Il lascito che vi raccontiamo in questo articolo non è il solito luogo abbandonato e dimenticato. È un lascito che, almeno in parte, continua a vivere ed a essere testimonianza della caparbietà, intelligenza e generosità di un uomo il cui nome era Giuseppe Brollo. Questo signore, a inizio del secolo scorso, riuscì a trasformare una desolata area incolta e paludosa in un moderno villaggio, a farci insediare un polo industriale e dare vita al primo parco divertimenti in Italia.

Il protagonista di questa storia, Giuseppe Brollo, nasce in Veneto nel 1907. Come era abitudine in quegli anni, ancora molto giovane emigra per motivi di lavoro in Europa. Rientrato in Italia si trasferisce a Milano, dove avvia un’officina per la lavorazione di lamiere, inizialmente raccogliendo scarti di metalli da altre aziende più grandi in zona. L’attività si allarga velocemente e dopo breve tempo fonda la “Profilati a freddo G. Brollo” che diventerà azienda leader nella produzione appunto di profilati metallici da lavorazioni a freddo del materiale.
Giuseppe Brollo fa tuttavia fatica a dimenticare le sue origini e con i soldi messi da parte dalla sua attività lavorativa compra a poco prezzo dai Conti Borromeo una grande area incolta e paludosa a Nord Ovest di Milano, chiamata “La brughiera”. L’area, molto argillosa, era infatti poco produttiva e le uniche attività presenti erano delle fornaci per produrre mattoni, i resti di alcune delle quali sono tuttora presenti sul territorio. Il sogno di Brollo era quello di creare una “fattoria modello” rendendo fertile il terreno ritenuto improduttivo da tutti, un’impresa ardua “degna di un pazzo fuggito dal vicino manicomio di Mombello”, si diceva in giro.

Per la bonifica del terreno il Brollo chiede aiuto ai suoi conoscenti e parenti in Veneto e nel 1939 arrivano le prime famiglie che prendono casa in vecchi capanni. Alla fine della Seconda guerra mondiale nella Brughiera sorge un abbozzo di comunità, ma purtroppo il sogno della fattoria modello non prende vita a causa della limitata produttività della terra. È a quel punto che il lato industriale di Brollo mostra la sua genialità: forte della grande espansione della sua attività di profilati a freddo e del boom economico post-bellico immagina di portare nella brughiera le industrie e di creare una “città satellite”, ovvero un luogo di lavoro e residenza “satellite” della grande Milano.
Inizia con il creare un grande vialone a doppia strada nel mezzo della sua terra, oggi corso Europa, ai lati del quale si immagina le industrie e le case dei lavoratori. Nel centro di quello che sarà il suo villaggio costruisce una chiesetta con il campanile eretto ovviamente con i suoi profilati di ferro.

Il sogno si avvera e in breve tempo, attirate dal terreno argilloso perfetto per il loro insediamento, nascono alcune aziende chimiche, tutt’ora operative, altre realtà industriali legate al legname per la vicinanza al parco delle Groane, o come lo stabilimento della Lapibrol, primo produttore italiano di lavastoviglie (ubicato dove ad oggi sorge la Electrolux) fondato dallo stesso Brollo.
Alle famiglie venute dal Veneto a lavorare prima nei campi e poi nelle industrie vengono venduti i primi appezzamenti di terreno, in piccoli lotti e con pagamento attraverso una cambiale poiché la gente non ha denaro. I contadini si trasformano in ingegneri e muratori e nasce quello che è ancora ad oggi conosciuto come “Villaggio Brollo”, un quartiere modello alla costruzione del quale tutti partecipavano, a rotazione la sera e nei fine settimana, per accogliere le nuove famiglie di lavoratori di grandi altre aziende della zona, come dalla SNIA Viscosa di Varedo o la Montecatini.
Giuseppe Brollo era spinto in questa avventura non dal desiderio di accrescere le proprie ricchezze, ma dal cimentarsi in nuove imprese, di sperimentare nuove tecniche e materiali e, soprattutto, di dimostrare le proprie capacità e il proprio valore guadagnandosi la stima e il rispetto degli altri, compresi, spesso, gli stessi suoi dipendenti. Proprio per questo motivo dona ai residenti una Lambretta Rossa con applicati dei cartelli pubblicitari delle “Brollo profilati” che fa sfilare in piazza Duomo: con queste gli abitanti del villaggio andavano poi al lavoro e contemporaneamente facevano pubblicità alla sua ditta.

Ultimo atto per completare la città satellite che stava prendendo forma era di creare un luogo ludico per gli abitanti: nasce così l’idea di Brollolandia, precursore di quello che sarà il parco divertimenti Greenland. L’idea del parco divertimenti è figlia dei viaggi in America di Brollo, dove aveva potuto conoscere Disneyland. L’area individuata è quella a Nord Est della città satellite, dove era presente una cava dove viene creato un piccolo laghetto.
Qui, su un’isoletta collegata alla sponda tramite il primo ponte strallato in Italia costruito con i suoi profilati metallici, costruisce la Chalet del Laghetto, un ristorante dove sarà poi solito portare anche i clienti delle sue aziende, mentre attorno alle rive le prime semplici attrazioni costruite sempre utilizzando i suoi profilati. Le attrazioni diventano quasi un campo di prova per i suoi nuovi profilati, testati inconsapevolmente da migliaia di persone. Il parco divertimenti era inizialmente pensato come la Disneyland americana, quindi erano presenti anche degli spettacoli di intrattenimento del pubblico che poteva girare nel parco tramite un trenino, il Brollo Express. Lo spettacolo più famoso e apprezzato era sicuramente quello che si svolgeva nel villaggio Western dove degli indiani armati di asce di gomma andavano all’assalto della diligenza.

Il parco divertimenti riscuote fin da subito un grande successo e in breve si arricchisce di locali e nuove attrazioni: la pista di pattinaggio, go-kart, la pista della macchinine elettriche. Infine, il 1965 vede la nascita di Greenland, primo parco divertimenti con attrazioni fisse in Italia. Le sue montagne russe, piste di autoscontro e altre giostre attraggono ormai persone da tutta la Lombardia. Il parco rimane in attività per più di trent’anni, passando a diverse proprietà, fino alla sua chiusura e abbandono nel 2009.
Qui si ferma la nostra storia, non vogliamo ora parlare degli anni di abbandono di Greenland. I protagonisti rimangono i lasciti di Giuseppe Brollo: un complesso di residenze, ancora oggi chiamato Villaggio Brollo, dove vivono i discendenti dei primi proprietari, e un parco divertimenti che rimane nella memoria di migliaia di bambini e ragazzi oggi adulti ma che ricordano i bei momenti felici vissuti in quegli anni.
Uno speciale ringraziamento va ai discendenti di Giuseppe Brollo, che mi hanno accolto nella loro casa e cercando nei loro ricordi hanno aperto vecchi raccoglitori di fotografie per narrare questa storia.

Se questo parco divertimenti abbandonato ha stuzzicato la tua curiosità, ecco una lista di parchi divertimento abbandonati. Altrimenti perché non esplorare virtualmente i luoghi abbandonati della Lombardia?

L’obiettivo dell’esplorazione è toccare il fondo e la cima, toccare… per vedere se la porta si apre.
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