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Sulle alture del Ponente genovese, nella vallata del torrente Chiaravagna, a quasi 400 metri su livello del mare, si trovano i ruderi dell’abbazia di Cassinelle. Il pianoro, dove sorgono l’edificio ed altri piccoli fabbricati, è stato un’importante stazione di posta, ovvero ristoro e sosta temporanea di animali, veicoli e persone, sulla strada che portava dal mare all’alessandrino, passando dal valico di Lencisa e dalle Capanne di Marcarolo. Altri tempi, altri mezzi. Il termine Cassinelle probabilmente deriva dal genovese cascinelle, ovvero zona di cascinali agricoli.

 

Dai documenti si hanno notizie del complesso dal 1189 quando l’arcivescovo Bonifacio concesse il permesso di costruire un edificio religioso a Raimondo, priore di Cassinelle. In atti notarili di un centinaio di anni dopo si fa riferimento al passaggio dai frati eremiti di Timono ai fratelli di Santa Maria di Cassinellis, per poi arrivare al 1308 quando subentrò l’ordine di Santa Croce di Mortara che ampliò il romitorio fondando la chiesa di Santa Maria del Piano, nella cui cripta vennero sepolti membri della famiglia Grimaldi. Successivamente passò ai benedettini e in seguito al clero secolare per poi diventare commenda dei Fieschi. Nel 1746, durante l’occupazione austriaca, perse la funzione di stazione ospitale e di posta, nel 1861 ci fu la sconsacrazione e il passaggio al demanio. Il complesso fu così acquistato all’asta dalla famiglia Conte che operava nel settore delle cave, tra cui quella del vicino monte Gazzo. L’abbazia divenne cappella funeraria di famiglia e le strutture attorno abitate dalle famiglie dei lavoratori delle cave.

La tranquillità del piccolo borgo, che aveva ancora qualche decina di abitanti, venne definitivamente interrotta negli anni del boom economico, quando la vicina e nota collina fu adibita a discarica e l’oasi di pace divenne un inferno inquinato. Sempre in quel periodo vandali devastarono le tombe della cripta e il complesso finì per essere dimenticato. Attualmente non rimangono che i ruderi dell’abbazia: la struttura risulta in condizioni fatiscenti, il tetto completamente crollato, la pavimentazione fortemente compromessa non consente la visita. Delle strutture abitative resta poco o nulla, come della piccola torretta di guardia sormontata dai rovi.
La parte più affascinante è la tenebrosa cripta, proprio sotto la chiesa, con quel che resta di una altare e i trentadue loculi divelti. Dopo i primi scempi e devastazioni, le salme vennero trasferite altrove, ma rimane ancora quell’alone di oscurità ad impregnare il luogo di mistero. Sconosciuta ai più, Cassinelle è tornata alla ribalta come meta escursionistica di trekker e biker, sperando che un giorno venga recuperata nonostante la posizione impervia.

Foto e testo di Paolo Guido Litrico.

Se i ruderi dell’abbazia di Cassinelle hanno stuzzicato la tua curiosità, ecco una lista di edifici religiosi. Altrimenti perché non esplorare virtualmente i luoghi abbandonati della Liguria?

L’obiettivo dell’esplorazione è toccare il fondo e la cima, toccare… per vedere se la porta si apre.
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