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Una cartiera caduta in disuso e strane presenze.

Suoni sinistri, porte che sbattono, materiale indefinito in balìa del vento. I miei passi rimbombano cupi mentre mi addentro in questa ex cartiera alle porte di una grande città piemontese.

Lo stabilimento, costruito agli inizi del secolo scorso e da sempre punto di riferimento per la produzione della carta appunto, venne acquisito nella seconda metà degli anni ’80 da una nota società del Nord, prima produttrice in Italia e seconda in Europa per quanto riguarda il cartoncino ricavato da materiale riciclato e destinato a vari settori, dall’imballaggio all’editoria, dall’industria dei detersivi e detergenti alle bevande, dalla cosmetica alla farmaceutica.
La fabbrica proseguì le lavorazioni fino agli inizi degli anni 2000, quando si decise di spostare la produzione in Paesi dove il costo della manodopera era ed è tuttora inferiore.

Una volta chiusa l’attività, l’idea originale delle amministrazioni locali fu quella di riqualificare l’area: progetto purtroppo ancora in fase di approvazione per mancanza di fondi.
Quello che resta davanti ai miei occhi è un insieme di capannoni semivuoti, divenuti con il passare degli anni un luogo di ritrovo per street artists e persone che si vogliono “divertire” in maniera non convenzionale, nonché riparo per chi vive senza fissa dimora: la storia e l’imponenza del luogo si fondono con la realtà e il decadimento odierno in un apparente caos calmo mentre in sottofondo, fuori dalle mura perimetrali, si sente la vita di tutti i giorni andare avanti.

Passando nelle strutture laterali della cartiera in disuso, vuote anch’esse, un cartello di benvenuto mi invita a indossare maschere antigas e protezioni di ogni genere facendomi intuire di essere entrato dove un tempo erano presenti i laboratori chimici: l’odore acre e i pannelli di amianto sopra la mia testa mi convincono ad uscire il prima possibile.
Tornando verso l’ingresso mi attendono gli uffici, che si sviluppano sostanzialmente su due piani, completamente divelti e distrutti dai vandali: cammino nel corridoio quasi non toccando terra per via di tutti i vetri rotti sul pavimento, fino a quando mi imbatto nel piccolo archivio, ancora relativamente intatto. Uscendo, un particolare attira la mia attenzione: un paio di chiavi arrugginite appoggiate alla finestra.
“Tranquilli, non vi preoccupate! Spengo e chiudo tutto io…”

Se questa cartiera caduta in disuso ha stuzzicato la tua curiosità, ecco una lista di fabbriche abbandonate. Altrimenti perché non esplorare virtualmente altri luoghi abbandonati del Piemonte?

L’obiettivo dell’esplorazione è toccare il fondo e la cima, toccare… per vedere se la porta si apre.
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