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Un angolo di nord Europa in una delle più note località balneari liguri. In una frazione poco soleggiata, il cui clima umido favorisce muschi e licheni, nelle giornate uggiose, sembra davvero di stare nelle highlands scozzesi: in questo caratteristico scenario troviamo le rovine del monastero di Valle Christi. La nascita del monastero risale al 1200, quando le sorelle Tibe e Altilia De Mari donarono il terreno per la costruzione di un convento, per poi ritirarsi loro stesse a vita monastica. La costruzione terminò nel 1206. Su espressa richiesta delle benefattrici la struttura, dedicata a Santa Maria, fu affidata all’ordine cistercense.

Nei primi tre secoli di vita il convento ospitò suor Carinzia Visconti, nipote del pontefice Gregorio X, e visse la sua massima risonanza con la donazione di una reliquia di San Biagio. Nel 1502 rimasero appena due suore ed il complesso fu costretto a chiudere per sei anni per poi veder l’insediamento delle suore di clausura dell’ordine di Santa Chiara. Il concilio di Trento emanò norme restrittive che richiedevano la vicinanza dei conventi ai centri abitati, lo scopo era renderli più sicuri da invasioni, e nel caso di cittadine di mare da pirati. Proprio per questo nel 1568 la bolla papale di Pio V sconsacrò il monastero. I pezzi pregiati, tra cui la reliquia di San Biagio e un dipinto di Domenico Fiasella, vennero donati ad una vicina basilica, venduti gli altri beni, così come i terreni lasciando però all’acquirente l’obbligo di manutenzione della chiesa. Stando alle documentazioni lo stato di conservazione fu buono fino al 1800, quando l’incuria prese il sopravvento. In condizioni di rovina, nel 1903 fu dichiarato monumento nazionale e vennero effettuati alcuni interventi. Nel 1955 valle Christi venne dichiarata zona di notevole interesse pubblico: attualmente l’area è tutelata dal comune ed visitabile gratuitamente, inoltre nel periodo estivo vengono organizzati eventi culturali sfruttando la suggestiva cornice. Gesto apprezzabile, in qualche modo fortunatamente non si dimentica. La leggenda più conosciuta sul monastero, narra che una suora si innamorò di un pastore dal quale rimase incinta violando così la regola della castità. Per punizione venne murata viva in una cella del convento con la figlia appena nata, ed è così che nelle notti senza luna dal monastero si sentirebbe lo struggente lamento che si sperde nella campagna circostante.

A poche centinaia di metri dalle rovine del monastero troviamo altre due strutture che raccontano di un tempo andato: il lazzaretto e il cenobio di San Tomaso. Nel 1450, a seguito dell’epidemia di peste, il facoltoso Giacomo D’Aste, donò un appezzamento di terreno dove venne costruito l’edificio destinato a raccogliere i malati locali. La struttura, dedicata a San Lazzaro di Betania, fu affidata ai protettori dell’ospedale di Pammatone di Genova. Nel 1505 il lazzaretto versava già in condizioni precarie e subì una prima ristrutturazione. Nel 1582 monsignor Francesco Bossi, visitatore apostolico e vescovo di Novara, ne constatò il cattivo stato chiedendo ai responsabili di rimediare ma non se fece nulla a causa della spesa considerata eccessiva. Oggi è proprietà privata, impossibile accedere all’interno, sulla parete esterna è ancora visibile il dipinto originario che raffigura la Madonna con Bambino e i santi taumaturgi Lazzaro, Giacomo e Biagio. In posizione leggermente più elevata troviamo i ruderi del cenobio di San Tomaso, avvolti nei rovi e nell’abbraccio della natura incolta. Secondo gli storici la costruzione risulterebbe addirittura antecedente, di un secolo circa, rispetto a Valle Christi. Alla fine del 1500 era già in condizioni di semi abbandono e monsignor Rivarola ne ordinò la distruzione o una radicale ristrutturazione. La comunità locale, a corto di liquidità, decise di vendere delle case canonicali per avviare i lavori che poi però si fermarono alla fase di demolizione. Successivamente il terreno passò a privati, a metà ‘900 Giovanni Merello lo donò al comune in memoria del padre Paolo.

Se le rovine di questo monastero hanno stuzzicato la tua curiosità, ecco una lista di chiese abbandonate. Altrimenti perché non esplorare virtualmente altri luoghi abbandonati della Liguria?

L’obiettivo dell’esplorazione è toccare il fondo e la cima, toccare… per vedere se la porta si apre.
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