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VENETO urbexZONE MILITARI e FORTI abbandonatI

Il carcere lungo il fiume

Articolo di Novembre 29, 2023Febbraio 11th, 2024Nessun commento

Le preghiere hanno accarezzato per tre secoli le acque placide del Bacchiglione. La struttura  che si affaccia sul fiume vicentino fu infatti un convento francescano fino al 1812, anno in cui si mise per iscritto l’idea di convertire il luogo sacro in carcere mandamentale. Nel frattempo, dopo aver sottratto altari e affreschi, i francesi lo utilizzarono come maneggio.
Nei corridoi che percorro c’erano allora i cavalli. Nel silenzio delle vecchie celle pare ancora di sentire l’eco dei nitriti e lo sbuffo umido delle loro larghe narici, e sembra di intravedere il polveroso andirivieni degli zoccoli tra le assi spaccate sulla pavimentazione fragile. Dalle pareti spuntano i ferri uncinati ai quali erano legati i gioghi ed è facile immaginare il puzzo di sudore sulla carne graffiata delle bestie. Di quelle antiche stalle rimangono oggi solo grandi spazi in penombra. Sono pieni soltanto delle voci di chi li occupò quando nel 1892 divennero le tristi celle del carcere di San Biagio.

Il penitenziario abbandonato è dal 1986 un’area su cui pende il progetto di un parco verde. È un luogo in bilico tra sacro e profano, come tutte le chiese sconsacrate lasciate al degrado; ne sono un esempio le siringhe sparse sfacciatamente sotto l’affresco di un avvilito Sant’Antonio che regge la croce deturpata dal tempo. Mentre lo guardo un piccione mi sorprende e d’istinto abbasso leggermente il capo: dalla trave superiore raggiunge in picchiata lo squarcio che dà su uno spazio incolto di erba e rami secchi. Smuove la polvere.

Nel penitenziario, oggi abbandonato, la sezione della detenzione femminile è un disperato corridoio in cui, come foglie secche impigliate nelle profonde fenditure dei muri, si annidano i rantoli soffocati dalle donne dimenticate. Gli uomini occupavano invece le prigioni a piano terra e soffrivano l’umidità. La struttura era infatti molto più bassa rispetto a com’è oggi, perché le piene del Bacchiglione riempivano ogni anfratto e si è dovuto rifare tutto: in quel punto, sgombro di sospiri, si soffre di freddo. Il freddo aumenta quando la luce autunnale del mese dei morti si fa più calda posandosi clemente, come tovaglia d’altare, su gabinetti rotti e tramezzi scrostati.

Ciò che con tanta emozione scopro è un minuscolo appartamento al piano più alto dell’ala sinistra. Lì vivevano un tempo il custode e la sua famiglia. Tra le stanze logorate dall’alternarsi delle stagioni che entrano prepotenti oltre le finestre schiuse, sbuca la camera da letto di un bambino. Le pareti sono ricoperte di una carta da parati stinta raffigurante un sinistro Topolino che avrà sicuramente divertito chi in quella stanza dormiva. Del figlio del custode rimangono una bicicletta e un triciclo arrugginiti e, sulla terrazza coperta di foglie, un cavallino. Appoggiato su un calesse a tre ruote il cavallino si muove, impercettibilmente, al vento umido della sera che cala buia sulla città silenziosa.

Foto grande, foto della prima galleria e testo dell’articolo: Alice Bon
Foto della seconda galleria del penitenziario abbandonato: Emmanuel Lettig

Se questo penitenziario abbandonato ha stuzzicato la tua curiosità, ecco una lista di carceri abbandonate. Altrimenti perché non esplorare virtualmente altri luoghi abbandonati del Veneto?

L’obiettivo dell’esplorazione è toccare il fondo e la cima, toccare… per vedere se la porta si apre.
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