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L’origine di questa abbazia in abbandono risale al VII secolo, quando in un terreno donato al Papa Gregorio I dalla regina longobarda Teodolinda, i benedettini ersero un monastero. Venne poi distrutto nel 1126 dai Saraceni, in una delle loro scorrerie lungo la costa adriatica, per poi essere ricostruito dai monaci cistercensi che lo battezzarono Santa Maria in Castagnola.
La struttura attuale fu fondata, secondo tradizione, nel 1172, riutilizzando i resti della precedente costruzione. Nel 1248 l’abbazia può contare su ben quaranta monaci, ciò testimonia la vasta estensione e la grande importanza del complesso monastico, tanto da diventare oggetto delle mire espansionistiche del libero comune di Jesi e in seguito anche di Ancona. Il chiostro e i circostanti ambienti abbaziali sono stati rinnovati nel tardo ‘500.

Alla fine del XV secolo, i cistercensi abbandonarono il monastero per ritirarsi in Francia. Al loro posto si insediano i francescani, che vi rimangono solo fino alla metà del XVI sec, quando Papa Pio IV richiama i cistercensi, i quali però, essendo in esiguo numero, devono dare in enfiteusi diversi ettari di terreno del monastero, favorendo così la nascita di un borgo intorno all’abbazia, quel borgo che oggi è Chiaravalle.
Successivamente nel 1759 l’abate commendatario Corsini, autorizza la coltivazione del tabacco nei campi e viene fondata la Manifattura Tabacchi. Questa scelta viene decisa per risanare i bilanci dell’abbazia, ormai in declino, ma contribuì anche alla prosperità economica della cittadina di Chiaravalle, che viene organizzata da un piano regolatore urbanistico vero e proprio.
Purtroppo nel 1797, il governo napoleonico procede ad un primo esproprio dei beni del monastero, mentre un secondo esproprio sarà invece perpetrato dal Regno d’Italia nel 1860. La comunità monastica si impoverisce sempre più, infatti nel 1985 i cistercensi si ritirano definitivamente dall’abbazia, che passa sotto l’amministrazione del clero diocesano.

Ad oggi mentre la chiesa è funzionante, quello che resta dell’abbazia cistercense è in abbandono ormai da molti anni, solo alla fine del 2017 il Comune presentò una richiesta di finanziamento per recuperare l’immobile, ottenendo quasi 5,4 milioni di euro dal Governo. Nei mesi successivi, l’Amministrazione avviò la complessa procedura amministrativa per assegnare la progettazione del restauro.
Purtroppo a seguito delle scosse di terremoto antecedente a quel periodo, i sondaggi geologici consegnarono all’ufficio tecnico una situazione peggiore di quella ipotizzata e una necessità di un investimento superiore al finanziamento stanziato per la ricostruzione. Gli aumenti dei costi dei lavori e delle materie prime degli ultimi due anni hanno poi, complicato ulteriormente il quadro generale.
Grazie a un lavoro intenso e costante che ha visto coinvolti gli uffici, la Giunta, la Soprintendenza Archeologica, Belle Arti e Paesaggio delle Marche e i tecnici incaricati, oggi il Comune ha a disposizione il progetto definitivo sottoposto alla valutazione della Regione Marche per coprire i maggiori costi dell’intero recupero, che raggiungerà un valore di oltre 8 milioni di euro. Si spera quindi in un futuro non troppo distante che il recupero dell’abbazia in abbandono divenga realtà.

Se questa abbazia in stato di abbandono ha stuzzicato la tua curiosità, ecco una lista di abbazie abbandonate. Altrimenti perché non esplorare virtualmente altri luoghi abbandonati delle Marche?

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