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“Fortunata la casa e felice il padrone quando ha un servo accorto, che ascolta sì le sue parole, ma non le segue e fa piuttosto a suo senno!”

Esplorando questa casa, soprannominata da noi esploratori “la villa del raro pianoforte abbandonato”(capirete il perché), ci sentiamo un po’ come il Servo Accorto dell’omonimo racconto dei fratelli Grimm. Cautamente perlustriamo le stanze ma allo stesso tempo con l’impazienza di un fanciullo fotografiamo e ammiriamo ogni pertugio di questa dimora.
All’interno si presenta ben divisa, mentre alle pareti, nella maggior parte dei muri, si ha carta da parati dai colori vivaci, ma la cosa che più stupisce è come se questa casa fosse stata adibita a una specie di casa musicale.

Al suo interno, un po’ disseminati ovunque, fanno capolino dei pianoforti. Ormai sono in disuso da non-so-più-quanto-tempo, coperti di polvere e sporcizia, ma la cosa interessante è che uno di questi risulta ancora funzionante.
Oltre questi strumenti musicali troviamo: foto incorniciate, quadretti sparsi, angoli lasciati all’infiltrazione e alle muffe, letti sfatti intrisi di acqua stagnante; ma mentre esploriamo subito l’attenzione viene catturata da un oggetto più unico che raro.
Nel salone principale balza subito in primo piano un pianoforte meccanico con cilindro chiodato, abbandonato assieme a tutto il resto. La sua fattura è palesemente artigianale, con tanto di manovella esterna di avviamento.

Questi strumenti musicali, in particolare quello presente in questa casa, sono le opere di un artigiano bolognese di nome Gaetano Simoni. La sua ditta, fondata nel 1885, era una delle pochissime che costruiva i suoi marchingegni in ogni sua parte, al contrario di altre che adattavano dei vecchi pianoforti verticali.
I pezzi erano fatti a mano, all’interno un cilindro chiodato, come quello dei carillon, veniva avviato con una manovella esterna. Il moto del cilindro faceva muovere dei martelletti che andavano a battere sulle corde e producendo musica.
Fino a metà degli anni ’20 del secolo scorso erano molto diffusi, sia nelle case dell’alta borghesia sia per le strade. Gli ambulanti li acquistavano e li piazzavano lungo i marciapiedi e le piazze più affollate. Ovviamente il servizio non era gratuito, sul fianco del telaio, vi era una piccola fessura, dove inserire 10 centesimi di lire.
Poi nel 1924, iniziò il declino di questo strumento, l’uso del pianoforte a gettoni venne gradualmente abbandonato anche a causa della diffusione delle registrazioni su fonografo e dello sviluppo di nuove tecniche di registrazione elettrica negli anni Venti. L’avvento della radio e la crisi del ’29 ne decretarono la fine.

Foto e articolo del collaboratore marchigiano: Leonardo Luconi

Se la ca sa del pianoforte a gettoni abbandonato ha stuzzicato la tua curiosità, ecco una lista di ville abbandonate. Altrimenti perché non esplorare virtualmente altri luoghi abbandonati dell’Umbria?

L’obiettivo dell’esplorazione è toccare il fondo e la cima, toccare… per vedere se la porta si apre.
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