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Varcando le porte malconce della locanda abbandonata, la prima cosa che balza all’occhio è questa frase scritta a mano, su un foglio logoro adagiato sul primo scaffale all’angolo, quasi ad anticipare l’oggetto della nostra intrusione: “…la vita passa e noi la lasciamo passare come l’acqua del fiume, e solo quando manca ci accorgiamo che manca (Deledda)”

Circa trent’anni fa, l’avremmo descritta così: in una nota località turistica, presa d’assalta ogni anno da migliaia di turisti, sorge questa graziosa locanda, sulle sponde del fiume da cui il proprietario prese spunto per il nome della sua attività. Meta per famiglie, facilmente accessibile e collocato in una zona fresca, il rustico giace al riparo dal caos cittadino, contornato da tre dei quattro elementi naturali: il verde della natura rigogliosa, il fresco venticello che attraversa la valle e l’acqua del fiume sopracitato. Ma il fuoco non manca: dagli anni ’90 arde nella fervente passione del gestore e nelle sue cucine.

Prodotti tipici, serviti in un grande salone con pietra a vista, arredato da otto grandi tavoli. All’esterno, un ampio giardino si affaccia sul letto del fiume, permettendo brevi passeggiate, nel dopo pasto, lungo le sponde. Risalendo la corrente, e affacciandosi dal greto del torrente, si può capire il significato del nome: le acque risultano così limpide e trasparenti da mostrare il fondale senza specchiare alcunché. Così belle da dare l’epiteto, non solo al corso idrico, ma all’intera valle limitrofa.
Diverse riviste ed i primi siti internet che si occupano di recensioni online, non fanno che parlare bene della locanda abbandonata.

Trent’anni dopo, ciò che resta della locanda abbandonata è una carcassa che lentamente appassisce, corrosa dall’umidità, dalla mancanza di manutenzione e dalla corrispettiva muffa. Il motivo della chiusura è ignoto. Possono solo vedersi alcune recensioni online poco entusiaste. E’ come se dopo i briosi anni ’90 e l’inizio di un buon nuovo millennio, vi sia stata un’inversione di rotta.

Cambio di gestione o sfiducia del proprietario per l’inesorabile calo turistico di una meta che attira a malapena un quinto dei turisti che erano soliti farvi visita?
E così, il vecchio cascinale, probabilmente sorto sui ruderi di un vecchio mulino, giace abbandonato come un magnifico, e al contempo tremendo, spettro del suo ultimo Natale che fu: quello del 2010.

Se questa locanda abbandonata ha stuzzicato la tua curiosità, ecco una lista di ristoranti e hotel in abbandono. Altrimenti perché non esplorare virtualmente altri luoghi abbandonati della Toscana?

L’obiettivo dell’esplorazione è toccare il fondo e la cima, toccare… per vedere se la porta si apre.
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