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Sono passati circa dieci anni dal mio primo viaggio nella Zona di esclusione del disastro nucleare di Černobyl’, un luogo denso di significato e di racconti, ma anche di dolore e morte. Nel mio piccolo, negli anni ho cercato di raccontare qui su Ascosi Lasciti cosa è successo e quali sono le sue conseguenze. Il merito (o la colpa) è di Pierpaolo Mittica, collega e amico che da anni va e viene dalla zona di esclusione, e proprio in uno di quei viaggi, nel lontano settembre 2014 mi ritrovai con lui per la prima volta, in un luogo sospeso nel tempo, emblema del terzo paesaggio:  Prypjat. Se vi ho potuto parlare sia qui che su altre piattaforme di questa pagina nera della storia contemporanea lo devo unicamente a Pierpaolo.

Dal prossimo paragrafo lascerò a lui la parola. Troverete le sue foto, la sua storia, e qui il modo per partecipare al crowdfunding per la sua opera magna su Černobyl’.

Francesco Coppari

Il mio viaggio personale a Černobyl’ è iniziato nel 2002 e ho capito fin da subito che c’era un intero mondo da raccontare: storie incredibili, storie nascoste, vite spezzate, ingiustizie, ma anche resilienza e amore per quella terra persa per sempre. Da allora, non ho mai smesso di andare in quelle zone. Affascinato e rapito da Černobyl’, mi sono immediatamente innamorato del luogo e della sua gente. É diventata parte di me e della mia vita, e da vent’anni racconto le sue storie, perché quando si entra in questi luoghi si entra nella Storia e si documentano eventi che hanno cambiato profondamente l’esistenza di milioni di persone, e quindi il corso dell’umanità.

Il 26 aprile 1986, all’ 1:24, si verificò la peggiore catastrofe tecnologica dell’era moderna, con conseguenze sulla vita di un numero impressionante di di persone. Quella notte esplose il reattore numero quattro della centrale nucleare di Černobyl’. L’esplosione liberò nell’aria tonnellate di polvere radioattiva che, trasportata dai venti, contaminò entrambi gli emisferi del pianeta, depositandosi ovunque fosse piovuto o nevicato nei mesi a seguire. Quasi tutta l’Europa fu contaminata: sessantacinque milioni di persone furono colpite. Oggi, sono nove milioni in Bielorussia, Ucraina e Russia occidentale, coloro che continuano a vivere in aree con livelli di radioattività molto elevati e consumano cibo e acqua contaminati. L’80% della popolazione di queste aree soffre di numerose malattie legate alle radiazioni.

Dopo l’incidente di Černobyl’, è stata creata una zona di esclusione intorno alla centrale nucleare con un raggio di trenta chilometri. Tutti gli abitanti dell’area furono evacuati. Ma zona di esclusione non lo è mai stata. Nella Zona c’è vita e oggi più di 4.000 persone fanno parte di una vera e propria comunità. Ecco perché negli ultimi sei anni mi sono concentrato sul racconto delle storie che esistono sia all’interno che all’esterno.

Con l’inizio dell’invasione russa il 24 febbraio 2022, avvenuta proprio attraverso l’area di esclusione di Černobyl’, tutto è cambiato per l’Ucraina e per la stessa Zona. Il movimento degli stalker è finito, non c’è più turismo e molto probabilmente non esisterà più, anche dopo la fine della guerra, perché l’intero territorio è stato minato prima dai Russi in ritirata, poi dall’esercito Ucraino per prevenire una nuova invasione. E sicuramente nessuno è interessato a sminare un luogo perso per sempre a causa delle radiazioni. Gli ebrei hassidici non possono più andare in pellegrinaggio alle tombe dei fondatori della loro religione e hanno perso le loro radici. I pochi anziani che ancora vivono nei villaggi abbandonati della zona di esclusione hanno dovuto spostarsi, alcuni sono stati deportati dai russi in Russia e Bielorussia, altri resistono e vivono completamente isolati, contando sulle poche forze rimaste e sugli aiuti umanitari che arrivano di tanto in tanto.
Nonostante sia uno dei luoghi più contaminati della Terra, la zona morta di Černobyl’ era davvero piena di vita prima della guerra. Solo oggi, a distanza di 39 anni dall’incidente nucleare, è diventata davvero una zona di esclusione totale. Dall’inizio della guerra, la gestione dell’area è passata sotto il controllo del Ministero della Difesa, poiché tocca il confine con la Bielorussia, e ogni accesso esterno è vietato. Tutto cambia e tutto muta nella Zona, non solo la natura, non solo il genoma umano.

Questo libro raccoglie gli ultimi sei anni di lavoro che ho svolto a Černobyl’, dal 2014 al 2019, dove ho documentato la vita all’interno e all’esterno di questo luogo incredibile, in particolare le storie che non erano mai state raccontate prima, come gli Stalkers, il pellegrinaggio degli ebrei Hassidi o il riciclo dei metalli radioattivi. Ho anche raccontato le conseguenze del disastro di Černobyl’ sulle persone e sull’ambiente, perché questo non può e non deve essere dimenticato. La maggior parte dei bambini malati che ho fotografato non sono più in vita oggi, così come molti anziani che ho conosciuto e che vivevano nei villaggi della Zona. Solo le fotografie rimangono a ricordarli. Le radiazioni non cancellano solo le persone, ma anche la memoria di un luogo e la sua storia. Sogno che questo libro possa essere la memoria di quel luogo e di quelle persone per i posteri.
Vorrei realizzarlo perché Černobyl’ è un mondo unico e pieno di contrasti, dove storie di vita e di morte si intrecciano e dove la natura è sempre la prima a pagare il prezzo dell’impatto dell’uomo sul pianeta. La “zona morta” di Černobyl’ oggi è piena di vita, vita colpita e mutata dal più grande e catastrofico incidente tecnologico che l’umanità abbia mai subito, un’umanità che non ha voce e che ne ha subito tutte le conseguenze.

“Con la guerra in Ucraina, tutte queste storie sono cambiate o non esistono più”.

Questo libro rimane l’ultima testimonianza di quello che era la zona di esclusione prima della guerra.

Pierpaolo Mittica

Se Černobyl’ ha stuzzicato la tua curiosità, ecco una lista di città fantasma. Altrimenti perché non esplorare virtualmente altri luoghi abbandonati dell’Ucraina?

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