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“Mettiamo in contatto agricoltori e consumatori per fornire alimenti, mangimi e combustibili essenziali in tutto il mondo.”

Così la tag-line di questa multinazionale riassumeva i suoi obiettivi, peccato che però da anni, in questo porto abbandonato, tutto taccia e quell’odore inconfondibile di cerali stoccati piano piano stia scomparendo insieme a tutto l’impianto agricolo della zona portuale. Nel 2019 sono infatti iniziati i primi lavori per la demolizione e bonifica della banchina, a carico della ditta proprietaria della struttura.

Invece l’area di stoccaggio più interna, per anni rimasta silenziosa e inamovibile, con il suo dedalo di tubi e imponenti tramogge si erge ancora a testimone di una delle zone più importanti del porto. Aperta negli anni ’50 del secolo scorso, questa azienda era un punto di riferimento dell’intera regione, dove i cerali e gli oli vegetali venivano stoccati per poi viaggiare via nave per tutto l’adriatico. Poi nel 2010 la cessazione della produzione e la cassa integrazione dei dipendenti, con il culmine nella vertenza del 2011 dai parte dei lavoratori e la chiusura totale nel 2012.
Quasi dodici anni di indifferenza.

Poi venne febbraio 2023, quando un imprenditore locale ha acquistato l’area, per trasformarla in un sogno visionario: riqualificare l’immenso lotto con edifici ecosostenibili che fungano da magazzini, una struttura in acciaio e cristallo sopra i silos dove saranno ospitati non solo uffici, ma anche aree ricreative e palestra per i dipendenti – in puro stile Silicon Valley – poi una parte dei locali aperti alla città, destinati a mostre ed eventi. Una zona del porto che sembrava destinata all’oblio, ora si candida a diventare non solo polo logistico fondamentale per lo sviluppo del traffico merci, ma anche punto di riferimento sociale e culturale. Già me li sento gli anziani che passeggiano per corso Carlo Alberto che dicono: “namo a fa un salto giù l’silico valli?”

Se questo porto abbandonato ha stuzzicato la tua curiosità, ecco una lista di depositi abbandonati. Altrimenti perché non esplorare virtualmente altri luoghi abbandonati delle Marche?

L’obiettivo dell’esplorazione è toccare il fondo e la cima, toccare… per vedere se la porta si apre.
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