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Ci troviamo nella selvaggia ed incontaminata Valgrisenche, la Valle dell’acqua e delle tradizioni dove il sacro ed il profano si fondono armoniosamente. I numerosi villaggi della Valgrisenche disseminati nel fondovalle od arroccati sui crinali custodiscono un interessante patrimonio storico, alpino e culturale. Echi del passato riemergono in ogni angolo della Valle; fortificazioni militari, misteriose rocce incise e villaggi disabitati.
Fra questi ricordiamo l’agglomerato abbandonato di Rocher e il nucleo fantasma di Plontaz nell’omonimo Vallone.
Ma andiamo per ordine e partiamo dal primo dei due.

Rocher è un piccolo nucleo rurale arroccato. Il toponimo si rifà al termine patois “roc” che significa pietra e “rotse” roccia: non casualmente, verrebbe da dire, per un paesicolo posto ad altitudine 1900 metri su un pendio a dir poco scosceso.
A seguito di una frana, dal 2012, la strada che, costeggiando la destra orografica del lago artificiale di Beauregard, conduceva all’abitato di Rocher è stata chiusa al traffico veicolare, consentendo soltanto il passaggio pedonale ad i soli residenti.
L’agglomerato abbandonato si può raggiungere seguendo il sentiero principale, camminando per circa mezz’ora, a proprio “rischio e pericolo” poiché il comune ha interdetto il passaggio per i turisti, dato il severo rischio frane di grande entità. Con non poca fatica si può scegliere di fare un percorso alternativo, fuori-sentiero, e scegliere di tagliare per i campi inerpicandosi sulle ripide sponde.

L’agglomerato abbandonato è composto da cinque grandi edifici in pietra, un piccolo grenier (granaio di dimensioni ridotte costruito solitamente accanto ad una abitazione o in posizione più isolata) e, pur essendo di dimensioni ridotte, offre al visitatore un colpo d’occhio davvero notevole: si ha l’impressione di osservare un grazioso quadretto rurale montano ed il panorama sul lago sottostante è davvero meraviglioso. Tipiche sono le coperture dei tetti in lose (lastre di pietra) capaci di resistere al trascorrere inesorabile del tempo.

La cappella eretta a monte dell’abitato è raggiungibile da una piccola scaletta in pietra.
La costruzione della cappella, dedicata alla Vergine Addolorata, risale al 1669 ad opera di Pantaleon e Augustin Blanchet, nipoti di Pierre Blanchet, un ricco commerciante originario di Rocher, che ne finanziò la costruzione. Il 5 settembre dello stesso anno venne celebrata la prima messa. Oggi risulta anch’essa abbandonata.
L’interno presenta pareti dipinte, un altare ormai spoglio ed un pavimento in legno, sono purtroppo visibili infiltrazioni d’acqua dovute al tetto in parte divelto.

A memoria della vita trascorsa fra quelle grigie pietre rimane un prezioso calice in argento del 1672 proveniente dalla cappella di Rocher ed ora conservato presso il Museo d’arte sacra di Valgrisenche. Interessante ricordare l’iscrizione posta sotto il piede del calice «A Notre Dame di Pitié au village de Rocher Valgrisenche 1672».

Accanto alla chiesa un sentiero sostenuto da muri a secco risale i ripidi pascoli conducendo al villaggio di Plontaz ma di questo paese abbandonato ne parliamo nel prossimo articolo.

Se l’agglomerato abbandonato di Rocher ha stuzzicato la tua curiosità, ecco una lista di altri paesi fantasma in Italia. Altrimenti perché non esplorare virtualmente altri luoghi abbandonati della Valle d’Aosta?

L’obiettivo dell’esplorazione è toccare il fondo e la cima, toccare… per vedere se la porta si apre.
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Testo: Elena Ponte
Foto: David Calloni

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