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La Valgrisenche con la sua natura incontaminata è di nuovo protagonista di quella che definiremmo “Valle d’Aosta abbandonata”. Secondo una leggenda alcuni abitanti della Valle di Tignes inseguendo la mucca più bella delle loro mandrie avrebbero scoperto la Valgrisenche, l’animale infatti era fuggito attirato dai verdi pascoli di questa Valle, quando si dice “L’erba del vicino è sempre più verde”! Osservando i lussureggianti prati nel Vallone di Plontaz si è portati a pensare che tale detto abbia avuto origine proprio in questa zona!
Negli articoli precedenti abbiamo parlato dell’agglomerato abbandonato di Rocher e del paese fantasma di Fornet: è giunto il momento di scoprire la storia del nucleo fantasma di Prariond e della piccola frazione di La Carrà nel Vallone di Plontaz.

Entrambe le frazioni della Valgrisenche (Aosta) abbandonata sono raggiungibili sia dal villaggio di Rocher seguendo una ripida mulattiera oggi non più battuta risparmiando tempo (ma non fatica), sia percorrendo la vecchia strada di collegamento per un totale di una quarantina di minuti.
Scegliendo la via più breve si incontra il piccolo nucleo abbandonato di Prariond con il fontanile tuttora funzionante, esso è composto da due edifici ancora in discrete condizioni e tre allo stato di rudere. Fra questi si possono osservare i più antichi fabbricati lignei della Valle d’Aosta, si tratta di due “rascard” costruiti nel 1329 e nel 1354.
Il “rascard”, tipico dell’architettura tradizionale valdostana, è una struttura in legno dalla realizzazione molto complessa utilizzato per scopi esclusivamente agricoli. I rascard grazie alle cure degli antenati ed alla copertura in lose (lastre di pietra) sono riusciti a resistere alle intemperie per molti secoli, purtroppo ora venendo a mancare tale protezione le strutture lignee si stanno lentamente degradando. Stessa sorte è toccata ad un granier (granaio) del 1508 con il tetto completamente crollato.
Nella parte interna di un rascard è interessante notare l’antica numerazione dei travi per consentirne l’assemblaggio mentre fra le macerie dell’edificio più grande si può ancora scorgere la bocca del forno per la cottura del pane.
Il toponimo “Prariond”, secondo la leggenda, deriverebbe dalle esclamazioni di due pastori francesi durante l’inseguimento di un toro che, vedendolo fermo in mezzo ad un prato rotondo, avrebbero urlato “prayón”.

Proseguendo sulla strada principale ci spostiamo verso l’altra frazione della Valgrisenche nel cuore della Val d’Aosta abbandonata: l’agglomerato “fantasma” di La Carrà.
Secondo la tradizione orale, nel 1630, la popolazione della Valgrisenche fu decimata da un’epidemia di peste, riuscirono a salvarsi gli unici abitanti che si rifugiarono in questa Valle isolata. Il vallone di Plontaz però non fu risparmiato dalla grossa valanga che il 17 febbraio del 1812 distrusse completamente la frazione Carrà. Due persone vi persero la vita, i corpi furono ritrovati mille metri più a valle nel piano tra Beauregard e Suplun, villaggi ormai sommersi dal lago artificiale. La frazione Carrà non fu più ricostruita ed a testimonianza di quel tragico evento rimangono i ruderi di cinque grosse case. La cappella invece edificata in posizione più defilata si salvò.
La chiesetta di La Carrà fu costruita il 10 giugno del 1669 dagli abitanti dei villaggi di Plontaz, negli anni fu oggetto di diversi restauri ed ampliamenti che ne garantirono la sua attuale conservazione. Viene aperta solamente in occasione di particolari messe, al suo interno si trova una graziosa pala d’altare raffigurante la Madonna con il Bambino e San Pantaleone, l’altare risale al XVIII secolo mentre i medaglioni scolpiti con i Misteri del Rosario, un tempo qui presenti, sono ora esposti al Museo parrocchiale. Luogo di devozione e pellegrinaggio, le pareti ornate da numerosi ex voto testimoniano le diverse richieste di grazia.
La corda esterna della piccola campana ci invita a far riecheggiare nell’ampia vallata i suoi rintocchi quasi come fosse un monito a non dimenticare!

Se questa celebre location della Valle d’Aosta abbandonata ha stuzzicato la tua curiosità, ecco una lista di borghi abbandonati. Altrimenti perché non esplorare virtualmente altri luoghi abbandonati della Valle d’Aosta?

L’obiettivo dell’esplorazione è toccare il fondo e la cima, toccare… per vedere se la porta si apre.
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Testo: Elena Ponte

Foto: David Calloni

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