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Il borgo vuoto di Fumegai è un piccolo polmone verde nella natura selvaggia delle colline bellunesi. La lunga mulattiera che dal Lago di Corlo porta al manipolo di case attraversa un bosco umido di foglie pesanti d’acqua del mattino. Tra gli scarponcini guizza via una salamandra, e raggiunge rapida il crocicchio del percorso in una perfetta mimesi con il nero della terra e il giallo dei primi fiori. Sono tante le primule sul dolce pendio in ombra perché è marzo, ma i colori non sono quelli delicati della primavera; situata a poco più di 500 metri, la valle assume tinte bluastre date dal verde dell’erba unito al riverbero del sole che all’alba possiede ancora un aspetto lunare. L’unico rumore è quello dei passi tra i sassi gelidi di brina del sentiero in salita.

Un tempo gli inverni costituivano un vero e proprio banco di prova. Soprattutto in montagna, la temperatura isolava uomini e donne nelle loro case e, quando cadeva la neve, li costringeva ad arrangiarsi con ciò che avevano a portata di mano come, per esempio, una stufa. Così ci immaginiamo gli abitanti infreddoliti del borgo abbandonato: assiepati vicino al fuoco e fumegai, immersi, cioè, nella fuliggine, il fumo del legno divenuto carbone.

I molti abitanti, che puzzavano del fumo delle loro stufe, si insediarono nel borgo a fine ‘800 ed erano agricoltori, contadini, carbonai. La povertà si avverte aggirandosi per le poche casine che costellano il monticciolo: all’interno di alcune sono ancora visibili divani dai quali esce la gommapiuma, letti e masserizie. Agli inizi del secolo scorso, il freddo e la povertà portarono la maggior parte degli abitanti a lasciare Fumegai. Ad allontanare definitivamente le famiglie dal borgo fu però la costruzione di una diga che, se da un lato aveva creato un suggestivo lago con le pareti a strapiombo, aveva dall’altro permesso all’acqua di sommergere tutta una valle, quella che popolavano gli abitanti di Fumegai per vendere i loro prodotti.

Sulle pareti delle casine divenute affascinanti ruderi rimangono oggi dipinti fantasiosi disegni che non realizzarono di certo i poveri carbonai. Sono infatti opera di alcuni giovani ribelli che negli anni ’70 decisero di vivere a Fumegai in totale comunione con la natura. Vissero lì per qualche mese e poi se ne andarono. Molto probabilmente il freddo della valle aveva fermato il germogliare dei fiori sparsi tra i loro capelli, smorzato l’entusiasmo del fiore dei loro anni, ma aveva anche concesso al paese di tornare a essere uno degli avamposti più interessanti di un abbandono che mantiene il suo orgoglio nella pietra dura delle case, nel ricordo della scorza altrettanto dura della gente che le ha abitate.

Se questo borgo vuoto ha stuzzicato la tua curiosità, ecco una lista di borghi abbandonati. Altrimenti perché non esplorare virtualmente altri luoghi abbandonati del Veneto? Ma non fermarti alla lettura di questo borgo vuoto.

L’obiettivo dell’esplorazione è toccare il fondo e la cima, toccare… per vedere se la porta si apre.
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